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"Vedremo mai 'Blow-up' nei nostri cinema?"

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Dall'Archivio Calendoli, in occasione del restauro di Blow-Up riportato in sala dalla Cineteca, una breve rassegna stampa italiana d'epoca dedicata all'uscita del capolavoro di Michelangelo Antonioni nelle sale: il film uscì prima negli Stati Uniti, e successivamente in Europa, a partire dalle sale inglesi, tra successi e problemi con la censura cattolica.

L'uscita del film negli Stati Uniti:


"Il film Bolw-Up, che Michelangelo Antonioni ha girato a colori a Londra e direttamente in inglese con Vanessa Redgrave, non ha ottenuto l'approvazione dal 'National Catholic Office for Motion Picture', l'ente che tutela gli interessi spirituali dei 45 milioni di cattolici americani. [...]
La MGM, la società americana per cui Carlo Ponti ha prodotto il film, ha rifiutato di apportare a
Blow-up i tagli richiesti dall'ufficio di autocensura dell'Associazione produttori americani di cui fa parte. Il rifiuto era stato interpretato come un attentato al potere dell'ufficio di autocensura. E si era temuto che tale potere poteva essere compromesso ancora di più se la censura cattolica non avesse condannato il film in questione".


A.A., "Il film di Antonioni condannato in America dalla censura cattolica", in Corriere della Sera, 27 dicembre 1966


"«Io non credo che qualunque cosa venga messa in un film da un regista di qualità sia sacrosanta», ha detto oggi in un'intervista a Variety, Jack Valenti, a proposito del rifiuto del sigillo di approvazione della Motion Picture Association – l'Associazione dei produttori americani, della quale lo stesso Valenti è presidente – al film Blow-Up di Michelangelo Antonioni.
Come è noto, Antonioni ha rifiutato di apportare qualsiasi taglio al suo film, che negli Stati Uniti viene proiettato senza 'sigillo d'approvazione' nella versione originale inglese. [...]
L'attacco di Valenti appare tanto più grave in quanto
Blow-Up ha registrato accoglienze molto favorevoli da parte della maggioranza dei critici statunitensi (che lo hanno incluso tra i migliori film dell'anno) e anche, sinora, da parte del pubblico".


A.A., "Jack Valenti polemizza con Antonioni", in L'Unità, 19 gennaio 1967

L'uscita del film nel Regno Unito:


"Preceduto dall'eco del grande successo americano, l'ultimo film di Antonioni, Blow-Up, è stato presentato questa sera in 'prima' europea a Londra. Un pubblico elegante ha affollato la sala e il foyer del Pavillon, salutando alla fine lo spettacolo con cordiali applausi. [...]
Il film era atteso con curiosità e interesse per parecchi motivi. In qualche corrispondenza sui giornali inglesi il film era stato definito "l'epitaffio della Londra edonistica e anticonformista del beat e delle minigonne'".


E.C., "Successo di pubblico, critiche discordi per il nuovo film di Antonioni a Londra", in La Stampa, 17 marzo 1967


"Se il mio film vincerà l'Oscar, sarà soprattutto perché è stato girato in lingua inglese' [...]. La dolce vita, che è stato doppiato in lingua inglese ed è uno dei grandi successi italiani sul mercato americano, ha realizzato un quinto degli incassi che Blow-up realizzerà negli Stati Uniti. Siamo già a un milione di dollari dopo appena un mese dalla presentazione e si calcola che raggiungerà la cifra – enorme per un film del genere – di 10 milioni di dollari. È un record». [...]
Una storia del genere sarebbe stato impossibile girarla in Italia?
«Sì. E poi girare un film in Italia comporta troppi rischi. Ad esempio la censura.
Blow-up ha avuto delle noie con l'autocensura dei produttori americani per alcune scene giudicate scabrose. La Metro ha aggirato l'ostacolo facendo distribuire il film negli Stati Uniti da una compagnia sussidiaria che non è tenuta a rispettare il codice dell'autocensura. Se fosse stato realizzato in Italia, ci sarebbe sempre la possibilità, anche nel caso ottenesse il visto di censura, che un cittadno qualsiasi, trincerandosi dietro l'anonimato, lo faccia sequestrare. Al processo il denunciante potrebbe anche aver torto, ma intanto il danno è fatto e chi lo ha provocato resta impunito». [...]
Si è fatto un gran parlare della nudità che si vede in tre sequenze lievi, felici. Antonioni sostiene di aver rappresentato un nudo senza sesso, ma queste sue intenzioni, se sono bastate ai censori americani, sono bastate solo in parte a quelli inglesi (che han tagliato una sequenza) e non pasteranno affatto a quelli italiani. Vedremo mai
Blow-up nei nostri cinema?".


M. Liverani, "Ecco perché Antonioni vincerà l'Oscar", in Tempo, 21 marzo 1967


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