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"L'Oscar è bello ma scomodo"

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In occasione della Festa della Liberazione, una giornata imperdibile con alcuni splendidi restauri portati nelle sale italiane dalla Cineteca (nella rassegna Coppie di fatto). Il programma del 25 aprile inizia con Amarcord, seguito da un pranzo speciale.

A proposito del capolavoro restaurato di Fellini proponiamo una breve rassegna stampa d'epoca proveniente dal Fondo Giovanni Calendoli della Cineteca:

 


“La prima idea di Amarcord mi venne l'8 marzo del 1970 alle ore 15 e pochi minuti. Sono così preciso sulle date perché tengo un piccolo diario su quello che capita al mio corpo. Un diario scritto dal corpo. Malattie, taglio dei capelli eccetera. Appunto quel giorno lì, mi pare fosse un giovedì, ero dal barbiere ed ero a testa bassa per il taglio dei capelli sul collo. Generalmente mi addormento dal barbiere. Quel giorno no. Guardavo assonnato i capelli che cadevano sul pavimento. D'improvviso mi trovai a fantasticare su un qualcosa che mi piaceva: era il primo spunto di Amarcord. Al 'perché' non so rispondere. Si vede che mi divertivo”.

Federico Fellini: il mio nuovo non-film, in Oggi Illustrato, 21 giugno 1973

 


“Ora che Federico Fellini ha realizzato il suo quindicesimo film, lo splendido Amarcord – dove rievoca, sul filo delle memorie della sua adolescenza riminese, la vita di un borgo di provincia negli anni fra '30 e il '35 – gli intervistatori del genere provocatorio oggi di moda hanno ricominciato a prenderlo di mira: 'quando la smetterà di raccontarci i suoi ricordi?'. Che è come chiedere a Fellini di smettere di essere Fellini”.

Dario Zanelli, Fellini: il mio paese, in Il Resto del Carlino, 29 dicembre 1973

 


“In questo scenario pullulante di macchiette e di figurine, nessuna delle quali acquista la statura di un personaggio; in questo caleidoscopio minore, c'è più Italia di un preciso scorcio storico che in qualsiasi altro film che abbia voluto disotterrare un'epoca. […] E questa di Fellini è una delle panoramiche più autentiche sull'Italia fascista: non una nazione, ma un agglomerato di paesotti; una tirannia che anzitutto consisteva nell'abbassare i soffitti dell'esperienza e nel restringere i confini, sicché al mito imperiale strombazzato corrispondeva l'angustia dei sentimenti e degli impulsi, la solitudine e l'impotenza dei singoli, l'impossibilità di violare la cerchia di una provincia che era innanzitutto limitata condizione sociale e culturale”.


Mino Argentieri, La sottostoria di 'Amarcord', in Rinascita, 11 gennaio 1974

 


“«È questione di carattere. Mi sento un tantino goffo a salire su un palcoscenico per ritirare una statuetta, una coppa o altri oggetti significativi dell'altrui apprezzamento. Vorrei compiacere le giurie o gli organizzatori dei premi assegnati, ma la cerimonia mi mette a disagio». […] «Avevo promesso a Cristaldi, il produttore di Amarcord, che almeno in questa occasione sarei andato a ritirare il premio. Puntualmente deludo le persone a cui ho detto sì, perché sono sì detti a mezza bocca, per far contento qualcuno. Così è capitato con l'Oscar: ho detto un sì che alla vigilia della partenza è diventato un no. Fra l'altro, ero stanco e dovevo occuparmi di questa baracca del Casanova che stava per ripartire dopo un lungo ristagno”.

Piero Palumbo, Intervista con Federico Fellini, in Il Settimanale, 26 aprile 1975



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È possibile visionare i documenti d'epoca conservati nel Fondo Giovanni Calendoli su prenotazione.

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