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Da 'Il processo di Frine' a 'Pane amore e fantasia': il talento di De Sica attore riscoperto da Alessandro Blasetti

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Il capolavoro Umberto D. (1952), preso di mira dalla censura e criticato aspramente dalla politica culturale democristiana con in testa Giulio Andreotti, chiude la stagione neorealista di Zavattini e De Sica che si ritrovano, nonostante l'affermazione dei loro film a livello internazionale, a dover ripensare la propria poetica per ragioni di sopravvivenza.

Tentano la strada loro offerta da Hollywood, ma Zavattini non ottiene il visto per gli Stati Uniti perché comunista, mentre De Sica parte, ma ritorna con un progetto che deve fare i conti con troppi compromessi e non soddisferà fino in fondo la produzione americana, né i gusti del pubblico italiano: Stazione Termini (1953).

Sono anni difficili, ma grazie alla fiducia incrollabile di Blasetti nelle capacità attoriali di questo “sfortunato regista di successo”, De Sica ha la chance di affermare ancora una volta il suo talento davanti a un macchina da presa.

È Blasetti stesso che racconta come andarono le cose, in un'intervista apparsa su L'Europeo nel novembre del 1974:

“Dovetti lottare duramente per avere De Sica con me in Altri tempi, nel ’52. La Cines, la casa di produzione, infatti, non voleva assolutamente sentire parlare di Vittorio De Sica come attore. Lo consideravano finito. Su di lui gravava l’impronta di charmeur, di leggero, di bello che gli avevano dato i film di Camerini. Quel personaggio, dopo tanti successi, era giunto a saturazione. E nessuno

credeva che De Sica, come attore, fosse capace di far altro. Io sì perché nel ’46 avevo avuto occasione di dirigere a teatro De Sica insieme alla Mercader, a Girotti ed alla Proclemer. Facevano Il tempo e la famiglia Conway. Ed avevo imparato a conoscere in lui l’attore capace di creare grandi caratteri. Così mi impuntai e alla fine ebbi ragione della Cines e ottenni De Sica. Subito dopo venne Il processo di Frine, che ebbe un grande successo e confermò che avevo visto giusto. La popolarità di Vittorio ebbe un tale soprassalto che quando lo volli di nuovo per un altro film sceneggiato da Zavattini, Amore e chiacchiere, successe esattamente il contrario di quanto era accaduto all’epoca di Altri tempi: nessuno voleva mollarlo e, oltretutto, costava carissimo. Ma lui si ricordò che gli avevo dato una mano in un momento non facile e venne a fare il film ad un prezzo nettamente inferiore a quello di mercato. L’attore De Sica era di una coscienza professionale assoluta, di una umiltà eccezionale. In fondo, quando io gli feci fare Altri tempi lui era un regista che aveva già ricevuto due Oscar, consacrato da una fama internazionale. Eppure non mi fece mai pesare, neanche per un momento, questa situazione. In tutti i film che ho fatto con lui non mi è mai capitato, dico mai, di dire stop a De Sica e di dover ripetere una scena. In realtà De Sica quando recitava o dirigeva si trasformava completamente".

Dopo l'episodio Il processo di Frine, De Sica interpreterà moltissimi film anche se la mediocrità di alcuni non gli verrà perdonata dalla critica. Eppure, quando lo si vede sullo schermo, in grandi o in piccole parti, in buoni o cattivi film, la capacità mimetica di aderire a qualsiasi personaggio gli venga proposto è sorprendente. Di fatto l'autore De Sica emerge sia in veste di regista che di attore. La serie dei Pane amore mette in evidenza la centralità della sua figura, non solo nell'indimenticabile interpretazione del maresciallo Carotenuto, ma anche nell'imprimere alla tetralogia il registro tipico che caratterizzerà la neonata commedia all'italiana.

Nel 1954, Angelo Solmi scrive su Oggi: "Come De Sica regista aveva dato lezioni a tutti in alcuni memorabili film, così De Sica attore, montato nuovamente in cattedra, dà qui un'eccezionale dimostrazione di come si dovrebbe recitare. Il suo maresciallo Carotenuto esce indubbiamente dai limiti del soggetto e della sceneggiatura, per divenire una creazione a sé stante".


Michela Zegna, responsabile Archivi cartacei della Cineteca di Bologna

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