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Godard: "Il Disprezzo italiano? Non č pių opera mia"

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A febbraio per la prima volta in sala il director’s cut di un classico della nouvelle vague, all’epoca stravolto dalla produzione: per l'edizione italiana Carlo Ponti lo fece scorciare di una ventina di minuti.
Dagli archivi cartacei della Cineteca una breve selezione di ritagli della stampa italiana d'epoca (dal Fondo Giovanni Calendoli) da cui emerge l'indignazione di Jean-Luc Godard davanti al "massacro" della sua opera per la versione italiana di Le mépris.


"I termini della contesa fra regista e produttore sono i seguenti: nell'edizione italiana mancano quattrocento metri di pellicola che ha detta del produttore «non erano che delle inutili lungaggini». I dialoghi sono stati modificati in conseguenza del doppiaggio di tutti i personaggi. Le musiche originali di George Delerue sono state sostituite con una 'colonna' firmata da Piero Piccioni, di tutt'altro genere. Infine le due scene del finale sono state invertite: Godard fa finire il film con la partenza da Capri del protagonista, appena informato della morte dela moglie: Ponti ha preferito chiudere la pellicola con la scena della 'spyder' con a bordo i due amanti, incastrata sotto un camion".


Sandro Marucci, "«Non è più opera mia» ha detto il regista Godard", in Il Giornale d'Italia, 30-31 ottobre 1963


"«Me ne infischio dei soldi » – ripete ora Godard - «Quel che mi importa è che hanno massacrato la versione italiana del film. In genere, tutti i film stranieri in Italia arrivano più o meno massacrati. Mi meraviglio che i critici non protestino. Eppure sarebbe come se, in un documentario, ti facessero vedere Kruscev che parla con la voce di Kennedy e dice le cose che direbbe Kennedy. All'incirca la stessa cosa è stata fatta dal produttore italiano al mio film». [...] «La parte relativa all'Odissea, che il produttore, il regsta tedesco e il marito di Emilia incominciano a girare, o almeno ad organizzare a Capri, Ponti me l'ha quasi tutta tagliata. Eppure era indispensabile: il film racconta una storia moderna inserita in un contesto antico».
Dice Moravia: «La preparazione dell'Odissea a Capri, è come una cassa armonica che fa risuonare la storia privata dei due, lo sceneggiatore e la moglie»".


A.C., "Godard, il regista de Il disprezzo, non riconosce il film che ha girato", in La Stampa, 30 ottobre 1963


"La tentazione di non recensire Il disprezzo è stata grande. Perché parlare di un film che non è più quello del suo autore? Godard ha chiesto e ottenuto di far togliere dai titoli di testa il suo nome che, però, appare ancora sui manifesti. Deliziose assurdità giuridiche.
Nonostante tutto, però, Il disprezzo ci appare un film troppo vivo, interessante, intelligente per non parlarne.
Il film di Godard non ha molto a che spartire con il libro omonimo che è, d'altronde, uno dei risultati narrativi meno felici di Moravia. Un romanzo abbastanza divertente, però – nel senso di leggibile, commestibile, e nella misura in cui può essere divertente Moravia – e tale deve averlo considerato Godard. In questa luce Il disprezzo di Godard è la più acuta stroncatura che sia mai stata scritta sul Disprezzo di Moravia. È poi una meditazione sul cinema attraverso il cinema, rappresentato da Fritz Lang che del film è il coro, la coscienza".


Morando Morandini, "Jean-Luc Godard alla ricerca di Omero", in Le Ore, 28 novembre 1969



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