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Leonardo Sciascia e Ugo Pirro: 'A ciascuno il suo'

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È l’infedeltà che consente autonomia all’opera cinematografica

Leonardo Sciascia
 
Per onorare il centenario della nascita di Ugo Pirro, è da oggi disponibile sul sito della Cineteca di Bologna una pagina interamente dedicata allo scrittore e sceneggiatore da cui è possibile accedere all'inventario completo del suo archivio.
L'avvicinarsi delle celebrazioni di Leonardo Sciascia, nato a Racalmuto, l'8 gennaio 1921, fornisce lo spunto ideale per una riflessione sul fortunato incontro delle opere di Sciascia con il cinema, in particolare con la prima trasposizione cinematografica dei suoi romanzi, grazie alla quale Pirro e il regista Petri vinsero a Cannes il premio per la miglior sceneggiatura di A ciascuno il suo.

Sul rapporto tra il romanzo e il film il critico Callisto Cosulich scrive alcune osservazioni illuminanti, sostenendo che per quanto la scrittura di Sciascia sia 'cinematografica', non significa che gli autori del film si siano trovati con una “sceneggiatura già fatta”. La bravura di Pirro/Petri è stata tramutare “in azione e intreccio tutte le implicazioni psicologiche e politiche che lo scrittore aveva inserite, approfittando in prevalenza delle pause discorsive. Nello stesso tempo - prosegue il critico - hanno rispettato “la caratteristica più qualificante di Sciascia: quella di aver inserito la Sicilia nella storia e nella realtà contemporanea, evitando di descriverla come un mondo a parte, prigioniero di tradizioni arcaiche”. E soprattutto - conclude Cosulich - “nelle immagini, una lucida rabbia laica: quella che appunto mancava ai nostri film neorealisti”.
Su 'L'Europeo' Enzo Biagi elogia il film, cogliendo l'occasione di parlare di politica, denunciando la scarsa rilevanza mediatica data alla "commissione che, da anni, va indagando i delitti delle cosche". Mette a confronto il silenzio dei suoi membri con la famosa inchiesta sulla delinquenza negli USA, condotta dal senatore Kefauver che fece trasmettere in diretta televisiva le sedute più importanti.
Mino Argentieri torna sul confronto tra il romanzo e il film che definisce "ben lungi dall'essere una illustrazione del libro cui l'intreccio rimanda, reinventando la materia dello scrittore e dandole un corposo spessore che restituisce intera e palpabile l'ambiguità della situazione narrata. [...] Più che il mistero del delitto consumato preme all'autore frugare nel doppio fondo delle apparenze, nel labirinto delle parole dette e non dette, nel poter esse assumere significati polivalenti e inafferrabili; frammenti di una realtà chiusa, spietata, iniziatica e sfuggente a chi non possegga il segreto dei cifrari umani e psicologici oltre che sociali".
Sciascia è stato tra i primi scrittori siciliani a occuparsi di mafia, adottando la tecnica narrativa del genere poliziesco. La coppia Pirro/Petri si serve – cinematograficamente - dello stesso principio, aprendo la strada alla stagione dei film di denuncia.

Michela Zegna


Gallery fotografica


1. Pagina manoscritta della sceneggiatura A ciascuno il suo, Fondo Ugo Pirro.

2. Pagina dattiloscritta della sceneggiatura A ciascuno il suo, Fondo Ugo Pirro.

3. C. Cosulich, La Sicilia è vicina, “ABC”, 12 marzo 1967, Fondo Calendoli.

4. E. Biagi, Una vedova alla dinamite, “L’Europeo”, 10 marzo 1967, Fondo Calendoli.

5. M. Argentieri, A ciascuno il suo, “Rinascita”, 10 marzo 1967, Fondo Calendoli.
 

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