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La vicenda Renzi-Aristarco: uno spaccato della societÓ italiana degli anni Cinquanta

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Guido Aristarco (Fossacesia Marittima, 7 ottobre 1918 - Roma, 11 settembre 1996) è stato un influente critico, storico e teorico del cinema. In occasione del centenario di Renzo Renzi – la Cineteca rende omaggio al rapporto di profonda stima e amicizia che univa l'intellettuale di adozione bolognese al critico, rendendo disponibile alla consultazione il Fondo Aristarco.

Tra le carte del suo sterminato archivio – un vero e proprio laboratorio da cui prendono forma definitiva tutti i suoi scritti – riemergono documenti personali, lettere e ritagli stampa legati alla vicenda dell'arresto e del processo per vilipendio alle forze armate che nel 1953, li vide, loro malgrado, entrambi coinvolti; Aristarco, colpevole in quanto editore di 'Cinema Nuovo', di aver pubblicato un soggetto di Renzi, intitolato L'armata s'agapò – uno spaccato poco edificante dell'occupazione militare italiana in Grecia – e Renzi altrettanto colpevole, in quanto autore.

In una lettera di Zavattini del 13 settembre del 1953 – mai pubblicata su 'Vie Nuove', né tanto meno arrivata in forma privata ai due amici in carcere – si legge:


"Insomma non mi capacito che voi due possiate essere creduti meno amanti della patria dei generali. Non vorrei essere frainteso, con l'aria che tira, non dico che quei signori non amano la patria, dico che voi due avete trovato il linguaggio del mio tempo, che vuol dire degli interessi della maggioranza del mio tempo, per convincermi che il tuo 'Cinema Nuovo' caro Aristarco, che i tuoi documentari, caro Renzi, sono veri fatti di patria, dove si trova la radice, l'originalità della patria che ha poco in comune, per esempio, con le parole di Visconti-Prasca quando diceva 'lo spirito delle truppe è altissimo (lo diceva al duce) e che l'unica manifestazione di indisciplina che aveva dovuto riscontrare sul fronte greco era quella di ufficiali e soldati per eccesso nell'ansia di voler andare a avanti, di voler combattere'. Voi due date una tirata alla giacca dei generali che galoppano e domandate rispettosamente: « Dove andiamo?»".



Più di dieci anni dopo, nel 1966, Callisto Cosulich, sulle pagine di 'ABC', all'interno di un discorso più ampio sul cinema e la censura in Italia dal titolo La storia segreta del cinema italiano, ripercorrerà l'incredibile vicenda:


"Il processo, che, secondo la pubblica accusa, doveva impartire una solenne lezione ai denigratori della patria, finì a porte chiuse, per sentire alcuni ex-marmittoni, i quali avevano qualcosa da raccontare sulle Lolite dei loro generali e sulla casa di tolleranza che seguiva il reggimento assieme alle salmerie".


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