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'Lo sceicco bianco': "a volte il sogno č un baratro fatale"

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Con Lo sceicco bianco, Fellini lascia il mondo della scrittura per darsi completamente a quello delle immagini. Nel dicembre del 1952, recensendo positivamente il film, Lamberto Sechi afferma che il cinema italiano ha guadagnato un regista su cui si potrà contare, ma ha perso un ottimo soggettista e sceneggiatore, ricordando ai lettori che Felllini è legato a opere cinematografiche come Roma città aperta e Paisà (Rossellini, 1945 e 1946), In nome della legge e Il cammino della speranza (Germi, 1949 e 1950).

Lo sceicco viene proiettato per la prima volta al Festival di Venezia; non solo non ottiene il successo sperato, ma al contrario, riceve un'accoglienza piuttosto fredda dalla stampa specializzata che non capisce la portata sovversiva del film. Per un verso, è troppo occupata a ingrossare le file di coloro che dibattono sui pro o contro delle nuove mitologie proposte dai rotocalchi e dai fumetti, prese di mira dal film. Sechi chiude l'articolo dando la notizia che "dopo una proiezione del film ai soci del Cineclub dell'Open Gate, è seguito un dibattito al quale ha preso parte anche il direttore di uno dei settimanali incriminati – nel corso del quale nonostante qualche intemperanza 'antifumettistica' da parte dello sceltissimo pubblico, è stato infine possibile ristabilire l'ordine delle cose e cioè dare a Fellini gli elogi che merita e stabilire in qual modo e fino a che punto i fumetti possono essere nocivi".

Per l'altro verso, alcuni critici puntano il dito sullo scollamento tra la forma caricaturale dei personaggi inseriti in un contesto comico, e l'andamento lento delle inquadrature.
Vittorio Bonicelli si spiega così il giudizio negativo che molti di loro hanno dato, ma va oltre affermando che : "Ma neppure tutto questo riesce a liquidare un film come Lo sceicco bianco. È un buon film, forse un ottimo film: comunque, senza dubbio, un film 'da capire'. Ecco che cos'è in definitiva: una vena d'umore sarcastico ma anche consolato, che scorre fra le menzogne di cui noi ci nutriamo, fra i sogni che chiamiamo talvolta 'fumetti' e talvolta 'onore dei Cavalli', fra i casi paradossali che la vita stessa si diverte ad architettare, fra marcette dei bersaglieri, gli inni di Roma, le udienze pontificie".

 

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