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Fondo Laura Betti

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Autoritratto di Laura Betti

Nacque ad un certo punto e comunque, sia chiaro, nacque e visse al di fuori della storia.
Inizia la sua carriera cantando in Compagnia con Walter Chiari.
Cantava un blues in inglese dal titolo "Black Coffee". Cantava splendidamente, ma non lo sapeva e non le interessava per niente il problema (titolo spettacolo "I saltimbanchi").
L’anno dopo si ritrova in compagnia con Lilla Brignone e Santuccio per la regia di Visconti nel Crogiuolo di Miller.
Nello stesso anno si cimenta, causa malattia di Adriana Asti, in Goldoni, recitando a tutto spiano e con ogni birignao possibile la parte di Candida nel "Ventaglio". I critici parlarono di bravura eccelsa. Lei invece capì che era cagna. E di lì la sua decisione di far senza i pareri altrui.
L’anno seguente naviga per qualche scrittura teatrale con Pierfederici, Le Coefore, e con Enrico Maria Salerno, "El Cid".
Nel frattempo canta per suo piacere con i vari jazzisti dell’epoca, Rotondo, Loffredo eccetera. Naturalmente era bravissima. Considerata la migliore, the best. La RCA la sente e le propone un contratto. Lei firma. Tanto per firmare. E non incide. Poi un bel giorno incide, chiedendo i testi delle proprie canzoni a Moravia, Caprioli, William Demby, ecc.
La cosa rimane lì provocando un certo piccolo scalpore per via di Moravia. La Betti fa sempre cose marginali. Alla Tv (con Paolo Poli), qualche film, una tournée in Australia.
Decide di domandare a tutti gli scrittori un repertorio di canzoni per farne un recital. Debutta quindi al Teatro Gerolamo nell’ottobre del 1959. Trionfo. E inizio dei Giri a vuoto.
Partecipa anche alla Biennale di Venezia insieme a Strawinsky.
Incontro con Kurt Weill e consacrazione con "I sette peccati capitali"(Filarmonica Romana, regia di Squarzina). Un successivo Giro a vuoto con prima parte consistente in un Omaggio a Kurt Weill. Incisione di un album (due 33) di musiche di Weill per gli arrangiamenti e la direzione orchestrale di Bruno Maderna. A Firenze (Accademia Cherubini) nel ’64 interpreta anche "Der Jasager" di Brecht e Weill (la parte del cinesino).
Quest’anno Potentissima signora.

P.S. Debuttò a Parigi, dove rimase quatto mesi, ottenendo assoluto, difficilissimo e indiscusso successo. Si prepara per New York. Desiderosa di vacanze e di soldi.


Così, nel lontano 1964, Laura Betti ripercorreva il proprio itinerario artistico, con l'ironia e l'umorismo che le erano congeniali. Infatti l'attrice bolognese (nata a Casalecchio di Reno nel 1927 e morta a Roma nel 2004), famosa negli ultimi decenni della sua esistenza soprattutto per il suo impegno come Presidente dell'Associazione Fondo Pasolini e come interprete di splendidi recital di poesie pasoliniane, in realtà aveva vissuto una lunga e complessa storia artistica e professionale, che culminò, oltre che in alcuni memorabili spettacoli teatrali e nelle interpretazioni di alcune leggendarie canzoni d'autore degli anni '60, in film quali La ricotta (1963), La terra vista dalla luna (1966), Teorema (1968) – che le valse la Coppa Volpi alla mostra di Venezia – e I racconti di Canterbury (1972) di Pasolini, La dolce vita (1960) di Federico Fellini, Paulina s'en va (1969) di André Téchiné, Il rosso segno della follia (1970) di Mario Bava, Sbatti il mostro in prima pagina (1972) e Il gabbiano (1977) di Marco Bellocchio, Allonsanfan (1974) di Paolo e Vittorio Taviani, Vizi privati, pubbliche virtù (1975) di Miklós Jancsó, Novecento (1976) di Bernardo Bertolucci, Morti sospette (1978) di Jacques Deray, Il piccolo Archimede (1979) di Gianni Amelio, Il mondo nuovo (1982) di Ettore Scola, Rapporti di classe (1984) di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet, I cammelli (1988) di Giuseppe Bertolucci, Les Champignon des Carpathes (1989) di Jean-Claude Biette, Il grande cocomero (1993) di Francesca Archibugi, A mia sorella! (2001) di Catherine Breillat e molti altri.

Per volontà del fratello Sergio Trombetti e della famiglia, i documenti, le fotografie, i dischi, i copioni che costituivano l'archivio privato di Laura Betti, dopo la sua scomparsa, sono conservati dalla Cineteca di Bologna in un fondo intitolato alla grande attrice.

Info

Il fondo è consultabile previo appuntamento:
archiviopasolini@comune.bologna.it

tel. 0512195302

Comprende numerose fotografie della vita privata e della carriera artistica della Betti, la sua biblioteca personale, i copioni delle diverse versioni di uno spettacolo pasoliniano da lei stessa ideato (Una disperata vitalità), i dischi con le registrazioni delle canzoni più importanti che interpretò negli anni '60, i film della sua videoteca personale e alcuni cimeli, come la Coppa Volpi.