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Gli uccelli: un incubo a colori

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“Pensate che sia orribile perché gli uccelli colpiscono gi occhi?

Ma tutti sanno che gli occhi sono il boccone migliore!”.


Così Hitchcock risponde al critico Paul Giannoli durante un’intervista apparsa su ‘Candide’, nel maggio del 1963, in seguito alla proiezione del film, evento che aprì trionfalmente il Festival di Cannes.
Del regista sono universalmente noti lo humor nero, il gusto di spaventare e di raccapricciare il pubblico e la sua propensione per attrici bionde ed eteree.
Pochi mesi prima, nel settembre del 1962, Monsieur Hitchcock, si trovava a Parigi per incontrare il suo maggior estimatore, François Truffaut. In quell’occasione, durante un’intervista rilasciata a Mireille Vencendon, raccontò, in sintesi, come sarebbe stato il film Gli uccelli:

“Avevo letto, sei mesi fa, Birds di Daphné Maurier. L’ho letto una sola volta e mi ha molto colpito. L’ho trasposto. Molto. Ma il fondo resta. La trasposizione accentua la sua potenza. I paesani sono, nel film, dei cittadini. E la figlia del pescatore diventa la figlia di un magnate della stampa. Tutta una società dorata per il week-end se ne va in un piccolo villaggio a nord di San Francisco. Abituati a tutti gli agi della vita facile, non s’immaginano quello che li attende.”
La stampa francese, benevola, accoglie il film con tutti gli onori. ‘Le Figaro’ riporta:
“Les morceaux de bravure sont exécutés par Hitchcock avec un art magistral. La mise en scène évite le Grand-Guignol et crée l'impression d'une parfaite authenticité réaliste. Les truquyages, étonnants. On s'en souviendra longtemps des Oiseaux de M. Hitchcock”.

La critica italiana non grida al miracolo ma c’è chi ne dà un giudizio nel complesso positivo. Pietro Bianchi scrive “ Non è un poliziesco, ma un film di fantascienza dai dati realistici… Un film attraente e stravagante che riprende la vecchia concezione manicheista della vita, e che risuscita il diavolo.”
Alla domanda del perché scegliere tra gli animali i volatili come vendicatori della natura sull’uomo Hitchcock, riporta Ugo Casiraghi, dice: Come? Per secoli i poveri uccelli sono stati cacciati dagli uomini, uccisi, messi in padella, oppure trasformati in pietosi esseri impagliati. Ne abbiamo fatto penne per scrivere e per decorare i cappelli delle signore. E voi pensate realmente che tutto ciò non meritasse un castigo esemplare?”

La stroncatura arriva da Moravia che su ‘L’Espresso’ scrive una recensione dal titolo Suspance ed elettrodomestici in cui, impietoso e vendicativo come lo stesso Hitchcock, distrugge il film paragonandolo a una pubblicità: “Stesso technicolor dai colori falsi e convenzionali; stessi personaggi fotogenetici e improbabili; stessa specie di realismo gratuito un po’ da museo dei fantocci di cera, di un’evidenza al tempo stesso implacabile e irreale”. Peccato che alla fine del pezzo senta il bisogno di rivelare (ma è chiaro che è una bugia piccola e cattiva) che la sua confusione tra una pubblicità e Gli uccelli, si sia prodotta perché durante la visione si era addormentato.

Michela Zegna, responsabile archivi cartacei della Cineteca di Bologna, a proposito della dell'approfondimento dedicato a Gli uccelli sulla rubrica per ragazzi "Consigli per giovani cinefili al tempo del Coronavirus".

Nella gallery seguente, gli articoli: Les Oiseaux, 'Le Figaro', s.d.; M. Vencendon, L’important, c’est de remplir les fauteuils, “Les Nouvelles Littéraires’, 27 settembre 1962; P. Bianchi, Hitchcock resuscita il diavolo, ‘La Stampa’, 31 ottobre 1963; U. Casiraghi, Hichtcock ha voluto vendicare la razza degli uccelli contro gli uomini, ‘L’Unità’, 10 maggio 1963; A. Moravia, Suspance ed elettrodomestici, ‘L’Espresso’, 17 novembre 1963.

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