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Ermanno Olmi, "regista per amore e non per mestiere puro"

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Si è appena conclusa la 75ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, a cui la Cineteca ha partecipato nella sezione Venezia Classici con il restauro di due capolavori del cinema italiano, Morte a Venezia di Luchino Visconti e Il posto di Ermanno Olmi, e di un classico del cinema iraniano, The Brick and the Mirror di Ebrahim Golestan.

Direttamente dalla Biennale Cinema, i restauri sono ora proposti al Cinema Lumière nella retrospettiva Venezia Classici.

In questo approfondimento, una breve rassegna stampa d’epoca dedicata al film di Ermanno Olmi e alla sua figura "atipica" di regista "per amore e non per professione", con ritagli provenienti dal Fondo Giovanni Calendoli – patrimonio archivistico della Cineteca di Bologna:


 "Il capo di una delle tante sezioni della Edison lavora al quarto piano di un palazzo vecchiotto, nei pressi della Stazione Nord. Questo capo-sezione non è un capo come tutti gli altri: si chiama Ermanno Olmi, è regista per amore e non per mestiere puro, ed è l'autore de Il posto, il film che, presentato alla Sezione Informativa di Venezia pochi giorni fa, si è meritato tre premi in un sol colpo, l'entusiasmo della critica e la fama d'essere 'il trionfatore morale del festival'".


G. Livi, "Olmi, la millecento e la zia", Epoca, 17 dicembre 1961



"Quali sono i meriti, le qualità che fanno de Il posto di Ermanno Olmi un film di straordinario interesse e di straordinaria modernità? In primissimo luogo la prospettiva nuova con cui il cinema, il nostro giovane cinema italiano, guarda alla realtà. Rossellini o Antonioni o Fellini, o ancora alcuni dei giovani registi francesi avevano svincolato il cinema da taluni suoi troppo opprimenti e parziali schemi. Ma Olmi, e su questo non vi è dubbio, è, a tutt'oggi, l'autore che ha portato più innanzi questa nuova prospettiva cinematografica".

P. Valmarana, "I giovani registi guardano alla realtà", Il Popolo, 8 ottobre 1961



"È confortante che il cinema italiano abbia avvertito la novità del tempo che stiamo vivendo. Di questa consapevolezza dà prova Ermanno Olmi nel suo bel film Il posto. La vicenda del film è tenuissima ma il suo significato è importante. L'arte di Olmi appartiene al genere del realismo minuto, tra tutti i realismi, è quello che dà meglio l'illusione della verità. Olmi con un linguaggio di grande finezza, misura e acutezza, vi ha espresso un'angoscia autentica e profondamente sentita".

A. Moravia, "Una vittima del neocapitalismo", L'Espresso, 15 ottobre 1961


"Il posto pur con diversissimi valori e ambizioni, ricorda quel bel film di Camerini di trent'anni fa, Gli uomini... che mascalzoni!. C'è la stessa tenerezza, gli stessi tram saettanti, lucidi come salotti, nelle mattine di sole. Com'è cambiata l'Italia, eppure molte cose sono quelle di sempre".


P. Bianchi, "Il posto di Olmi", Il Giorno, 11 settembre 1961


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