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Morte a Venezia: "Thomas Mann corazzato da Visconti"

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Quest'anno la Cineteca di Bologna ha partecipato alla sezione Venezia Classici della 75ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica con il restauro di due capolavori del cinema italiano, Morte a Venezia di Luchino Visconti e Il posto di Ermanno Olmi, e di un classico del cinema iraniano, The Brick and the Mirror di Ebrahim Golestan (proposti al pubblico bolognese nella retrospettiva Venezia Classici).

In questo approfondimento, una breve rassegna stampa d’epoca dedicata al capolavoro di Luchino Visconti (dal Fondo Giovanni Calendoli – patrimonio archivistico della Cineteca di Bologna):


"Si tratta del film più congeniale al suo autore: il primo forse, in cui egli si sia espresso compiutamente dal principio alla fine, senza limiti di alcun genere. Per la prima volta Visconti, anziché ridurre la materia che aveva di fronte, per costringela nelle dimensioni di un normale spettacolo cinematografico, ha dovuto ampliarla. E l'ha ampliata secondo il suo stile più genuino: che non è quello di complicare un intreccio là dove esso è tenue o, addirittura non esiste, bensì di esprimersi per sequenze maestose, di impadronirsi di uno spunto, dilatandolo e analizzandolo nei suoi minimi particolari. Quel certo che di 'grandioso', presente in quasi tutti i film di Visconti, sta appunto in tale peculiarità del suo stile: si esalta per espansione, non per accumulazione.

C. Cosulich, "Un abito fatto su misura", ABC,12 marzo 1971


"Che Tadzio sia davvero esistito già lo si sapeva. Ma una conferma viene anche da Venezia. Chi ha conosciuto Tadzio è Emma Segrè, contessa di illustre casato: «Ricordo che il primo anno che arrivai al Lido strinsi amicizia proprio con alcuni polacchi che avevano il capanno vicino al mio. Erano quattro fratelli: tre femmine e un maschio. Le ragazze erano bionde e simpatiche, il ragazzo era molto bello, portava i capelli lunghi e aveva gli occhi di un azzurro intenso. Il ragazzo si divertiva a distruggere le nostre costruzioni di sabbia oppure ci spruzzava d'acqua. La sua indifferenza verso di me e i suoi dispetti mi facevano molto soffrire. Non sapevo spiegarmi perché un ragazzo così bello dovesse essere tanto cattivo. Ricordo ancora il suo nome perché era abbastanza strano: Tazio o Tezio, mi pare...»"

V. Maddaloni, "Sì, ho conosciuto Tadzio il giovinetto di Morte a Venezia", Domenica del Corriere, 1 giungo 1971


"Solo apparentemente la storia di Luchino Visconti rassomiglia alla storia di Thomas Mann. Visconti narra non tanto la decadenza di un artista corrotto dalla vecchiaia, quanto il peccato di un innamorato che non sa amare come potrebbe. E si ha l'impressione che la cornice interessi il regista ancor più che Gustav von Aschenbach e Tadzio. Visconti ha puntigliosamente e struggentemente ricostruito il mondo precedente la prima guerra mondiale, o almeno la fetta di mondo del bel mondo, di una società condannata".

O. Del Buono, "Thomas Mann corazzato da Visconti", L'Europeo, 16 marzo 1971



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