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Fondo Ugo Pirro

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Chi è Ugo Pirro

“Fu per caso e per noia che scrissi il mio primo soggetto, e fu per fortuna che quella mia storia di due analfabeti interessò Giuseppe De Santis"

Ugo Pirro, Soltanto un nome nei titoli di testa.


Ugo Pirro (pseudonimo di Ugo Mattone) nasce il 24 aprile del 1920 a Salerno in una famiglia di ferrovieri come egli stesso racconta nel romanzo autobiografico Figli di ferroviere (1999): “Mio padre, mio nonno, gli zii erano ferrovieri; le sorelle di mio padre sposarono ferrovieri, anche molti miei cugini sono stati ferrovieri e molte cugine sposarono capistazione, capitreno, capigestione, controllori”. Trascorre tutta la sua infanzia e giovinezza spostandosi tra le stazioni di Napoli, Segni-Paliano, Castellammare di Stabia e Lecco, fino a quando, nel 1947, dopo aver combattuto la guerra sul fronte greco-jugoslavo come ufficiale paracadutista (esperienza bellica che influenzerà la sua attività di scrittore), si trasferisce definitivamente a Roma, subaffittando una piccola casa in Viale Pinturicchio.
Il periodo romano si caratterizza per l'assidua frequentazione dell'osteria dei Fratelli Menghi, la popolare Osteria dei Pittori in via Flaminia di cui, nel 1994, scriverà le sue memorie personali; quegli anni di formazione diventano il racconto condiviso da un'intera generazione di intellettuali e artisti italiani. È qui che Pirro ha modo di conoscere e frequentare assiduamente personalità del calibro di Giulio Turcato, Mario Mafai, Pietro Consagra, Salvatore Scarpitta, ma anche Ivo Perilli, Giuseppe De Santis, Rodolfo Sonego, Gillo Pontecorvo, Cesare Zavattini, Elio Petri e Roberto Rossellini.
La gavetta è molto dura e i riconoscimenti stentano ad arrivare. Pirro fissa su carta molte storie che rimangono inedite (si ricordi il primissimo soggetto Ti scrivo una lettera) e realizza per conto terzi sceneggiature su cui non vedrà mai comparire il suo nome. In quel periodo “Steno e Monicelli qualche volta si servivano del nostro aiuto [di Pirro e Solinas], quando avevano troppo lavoro e poco tempo per svolgerlo”.
Ufficialmente è Achtung! Banditi (1951) a sancire il debutto di Pirro come sceneggiatore e del suo caro amico Carlo Lizzani come regista. Seguiranno altre felici collaborazioni con Antonio Pietrangeli (Il sole negli occhi, 1953), Giuseppe De Santis, (Uomini e lupi, 1956) e Luciano Emmer (Il momento più bello, 1957).
In questi anni Pirro, con l'intenzione di guadagnarsi una certa stima nell'ambiente del cinema, si decide a scrivere il suo primo romanzo, Le soldatesse; nato dalla sua personale esperienza di guerra in Grecia, racconta il viaggio di un ufficiale ventenne in compagnia di un 'carico' di prostitute, destinato ai soldati italiani della così detta 'Armata Sagapò'. Pubblicato nel 1956, il romanzo ebbe un immediato successo internazionale, seguito nel 1959 da Jovanka e le altre che affronta un altro tema spinoso, a sfondo sessuale, durante il periodo bellico. Entrambi diventeranno dei film, ma per motivi politici in nessuno dei due casi Pirro sarà lo sceneggiatore. Snaturando il romanzo, Jovanka diventerà nel 1960 una grande produzione italo-americana capitanata da De Laurentiis, mentre Le soldatesse (1965) di Valerio Zurlini rispetterà lo spirito di denuncia antifascista dello scrittore.
Due rapporti particolarmente intensi, sia da un punto di vista umano che professionale, sono quelli che instaura con Franco Solinas e in particolare con Sergio Amidei che rappresenta per lui e per gli altri colleghi più giovani un punto di riferimento. Pirro rievocherà la figura del maestro nel romanzo Celluloide (1983) che nel 1996 diventa un film con la sceneggiatura dello stesso Pirro, di Scarpelli e dell'amico Lizzani che sarà anche il regista. I tre vinceranno il David di Donatello e il Golden Globe come miglior sceneggiatura.
È Lizzani ad aprire e condurre la stagione cinematografica pirriana degli anni Sessanta, dirigendo Il gobbo (1960), ispirato alla vera storia di Giuseppe Albano e ambientato durante l'occupazione nazista, ma anche Il processo di Verona (1963), discusso film sulle ultime fasi del regime fascista e Svegliati e uccidi (1965), pellicola sul bandito Lutring. Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, lo scrittore analizza con sguardo chirurgico la politica a lui contemporanea, ponendo particolare attenzione ai fatti di cronaca e ai fenomeni di ribellione sociale dell'Italia proletaria e contadina durante gli anni della contestazione.
In questo senso, per la sua carriera di sceneggiatore, l'incontro con Elio Petri è fondamentale. Nel 1966 Petri era alle prese con la riduzione cinematografica del romanzo di Sciascia A ciascuno il suo, ma al produttore Ponti non piacque la sceneggiatura, così il regista mandò il progetto all'aria e chiese a Pirro di scrivere un nuovo copione. È l'inizio di un rapporto profondo e contrastato, complicato e arricchito dalla presenza dell'attore Gian Maria Volonté. Insieme danno vita a pietre miliari della storia del cinema: A ciascuno il suo (1967), vince a Cannes come miglior sceneggiatura e si guadagna quattro Nastri d'argento; Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970), vince il Gran Premio Speciale della giuria a Cannes e dopo la Nomination dell'Academy come miglior sceneggiatura, vince l'Oscar come miglior film straniero; con La classe operaia va in paradiso (1972), Petri vince la Palma d'oro come miglior regista e Volonté vince il Golden Globe come miglior attore. La proprietà non è più un furto (1973) chiude definitivamente il sodalizio Pirro/Petri.
Alla riduzione per lo schermo di A ciascuno il suo seguono altri importanti adattamenti cinematografici, tratti dalla letteratura del Novecento; Il giardino dei Finzi Contini (regia V. De Sica, 1970) di G. Bassani, gli vale una Nomination all'Oscar come miglior sceneggiatura non originale, Metello (M. Bolognini, 1970) di V. Pratolini, L'eredità Ferramonti (M. Bolognini, 1976) di G.C. Chelli, fino a una delle sue ultime collaborazioni, Ninfa plebea (L. Wertmuller, 1996), dal romanzo di D. Rea.
Lavora su alcuni copioni teatrali (I sabotatori, rappresentato nel 1964 in Repubblica Ceca) e si interessa anche di televisione per la quale conduce alcune puntate del programma di RAI 3 Processo al film, ma soprattutto sceneggia sia film che miniserie a puntate come: Luisa Sanfelice (1966), Nucelo Zero (1984), Mio figlio non sa leggere (1984), tratto dal suo omonimo romanzo, Gioco di società (1989), Piazza di Spagna (1993), Il giudice ragazzino (1994), Il prezzo del denaro (2003) e La famiglia ricordi (2003).
Personalità complessa e schiva, di Pirro restano pochissime testimonianze visive; compare nei film, La disubbedienza (A. Lado, 1981), Rossellini: frammenti e battute, (C. Lizzani, 2001) e Sergio Amidei. Ritratto di uno scrittore di cinema (E. Scola, 2005). Ha tramandato alle nuove generazioni la sua grande maestria di sguardo e di penna sia attraverso l'attività didattica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, proseguita fino alla sua scomparsa nel 2008, sia attraverso l'immensa mole di scritti che oggi costituiscono il suo straordinario archivio.                        

 

Il fondo

Nelle 149 buste contenenti 1031 fascicoli, Pirro lascia in eredità la pura essenza della sua scrittura, cinematografica, televisiva e letteraria; tante le sceneggiature e i romanzi, tantissimi i soggetti. Pressoché nulle invece le testimonianze non tanto sulla sua vita privata – la discrezione di Pirro in questo senso è assoluta – ma sui suoi rapporti professionali e sui tanti riconoscimenti alla sua prolifica e lunga carriera. Quasi tutto quello che sappiamo è mediato dal suo talento di raccontare la propria storia quanto quella degli altri.
Il fondo, in deposito presso la Cineteca di Bologna dal 2015, è stato descritto in dettaglio e ricondizionato in apposite cartelline conservative, nel rispetto dell'ordine originario, probabilmente attribuito dallo stesso Pirro. L'archivio è organizzato per aree di appartenenza; gli scritti per il cinema, il teatro e la televisione e quelli letterari. Trasversalmente a questi nuclei si collocano i molti progetti non realizzati, sia editoriali che per il cinema tra cui un corpus di circa 240 titoli di sceneggiature di film che non sono mai stati realizzati, alcuni dei quali in lingua inglese (The secret, Viva Vivaldi! Four seasons for love, Into the darkness).

Testi a cura di Riccarda Leoni e Michela Zegna.
                      

Info

Il fondo è consultabile su appuntamento.

Per i materiali cartacei contattare: michela.zegna@cineteca.bologna.it
Tel. 051 2195318

Per finalità di studio e ricerca è possibile richiedere a pagamento la duplicazione digitale o in fotocopia di 20 pagine di documenti originali. Nel caso di richiesta di riproduzione di originali per altre finalità, la Cineteca fornirà un preventivo dei costi, nel rispetto della legge vigente sulla tutela del diritto d'autore.                                                      


Galleria fotografica

1. Soggetto cinematografico L'armata dell'amore, tratto dal romanzo Le soldatesse (1956) per il film di Valerio Zurlini dall'omonimo titolo, 1965.
2. Scaletta del romanzo A ciascuno il suo (Sciascia, 1966), film di Petri dall'omonimo titolo, 1967.
3. Copertina della sceneggiatura del film La Battaglia della Nerevta (1969) a cui collaborò Ugo Pirro.
4. Appunti manoscritti di Pirro sullo sviluppo della scena nella casa dell'assassino del film Indagine su un cittadino al sopra di ogni sospetto (1970).
5. Scena d'apertura di Il giardino dei Finzi Contini (V. De Sica, 1970).
6. Appunti sul personaggio del macellaio, interpretato da Ugo Tognazzi in La proprietà non è più un furto (1973).



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Documenti

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