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Ritratto di Carlo di Carlo, "effervescente e baffuto bolognese"

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Carlo di Carlo ci ha lasciati proprio due anni fa, il 18 marzo del 2016. Grande critico e cineasta bolognese trapiantato a Roma, lavorò al fianco di Antonioni, di cui ha curato anche la prima personale integrale per la 59° Mostra d’arte cinematografica di Venezia, e di Pasolini. Uno dei tanti modi in cui la sua memoria continua a vivere è tramite il Fondo Carlo di Carlo, un ricco patrimonio di carte, sceneggiature e fotografie acquisito dalla Cineteca che ripercorre la sua attività come regista e le sue collaborazioni, oltre che la sua filmografia completa (consultabile presso l’Archivio Video della Biblioteca Renzo Renzi).

È anche vero che quell’«effervescente e baffuto bolognese» animato da una feroce passione per il cinema, non passava di certo inosservato. Ha lasciato tanti bei ricordi nei cuori delle persone che hanno avuto la fortuna di incrociarlo ai festival, ai convegni o magari su un set. Proprie queste sono le voci che vogliamo riportarvi oggi, partendo da un grandissimo cineasta italiano che con lui aveva un forte rapporto umano oltre che lavorativo, Michelangelo Antonioni e dal suo articolo “Odio e violenza a Berlino per la fuga di Ludwig L.”, scritto in occasione della messa in onda di due mediometraggi di di Carlo su Rete 2 TV:


"Per chi non lo sapesse Carlo di Carlo è un regista bolognese trapiantato a Roma. Ha conservato come tutti i bolognesi che si rispettano, l’accento della sua città natale inquinandolo però, ogni tanto, con parole e inflessioni romanesche. I suoi amici non glielo perdonano. Hanno torto. È il solo ibridismo di cui lo si possa accusare. Nel cinema, lo stile di Carlo di Carlo è purissimo. […] Se fossi il redattore della pagina dello spettacolo di un quotidiano, comunque, non esiterei a mettere anche accanto al titolo di questa avventura [il riferimento è ad Avventura di un lettore, n.d.R.] l’asterisco che significa: Da non mancare”.



Sempre in quell’occasione, Ugo Casiraghi scrisse per L’Unità "Avventura di un regista”, dove decantò i tanti meriti del cineasta bolognese che finalmente era stato notato dalla televisione e dal grande pubblico:


"Carlo di Carlo non è più un cineasta da scoprire, ma soltanto da far scoprire. Egli stesso ha fornito quest’anno un ulteriore segno del suo valore con il poema audiovisivo Il fuoco della città, dedicato alla sua Bologna e a un singolarissimo musicista, Giorgio Battistelli, e trasmesso dalla Rete 3 TV il primo aprile: un magnifico 'Pesce' sotto forma di 'scherzo' di immagini e suoni, un’ode alle pietre e alle foglie che nel terzo capitolo s’innalza a un folgorante omaggio alla gente, che la cinepresa piazzata a livello del suolo coglie davanti a San Petronio. Tanto è stato l’impatto ottenuto da Il fuoco della città, che pochi giorni dopo, caso più unico che raro, lo si dovette riprendere sulla Rete 2: non a furor di popolo ma certamente, se così potesse dirsi, 'a furore di intellettuali'”.



Nel 1975 Marcel Martin, critico e storico francese, dipinge per L’Écran un “Portrait de Carlo di Carlo”, sottolineando l’importanza degli anni ’60 nella sua formazione e la precisione e la passione che hanno attraversato tutta la sua produzione artistica:


"Critique, essayiste, réalisateur, collaborateur et ami d’Antonioni, Carlo di Carlo (36 ans), exerce depuis bientôt vingt ans une activité féconde dans les divers domaines professionnels liés au cinéma mais il n’a pas rencontré jusqu’ici sa véritable chance. Sa difficile insertion dans la production est en partie due, il en convient lui-même, à ses scrupules et à son intransigeance dans ce métier où la réussite commerciale est souvent liée à la souplesse et aux compromis ; mais elle est aussi le fruit des obstacles rencontrés par les cinéastes de cette génération des années 60 qui ont voulu jouer le jeu du marché sans cependant consentir à y perdre leur âme.

Carlo di Carlo a débuté dans la réalisation en même temps que les cinéastes de la nouvelle vague: en Italie comme en France, cet épanouissement se situe au tournant des années 60. Comme eux, il est un 'autodidacte', c’est-à-dire qu’il n’a pas appris le cinéma dans une école, mais devant les écrans puis 'sur le tas': c’est là le secret de sa ferveur et de sa combativité. C’est dans sa ville natale de 'Bologne la rouge', qu’il s’est formé culturellement et politiquement en débutant comme critique et animateur culturel et en fréquentant les intellectuelles, en particulier le critique Renzo Renzi e l’écrivain et poète Roberto Roversi".



Ci piace chiudere questa carrellata di voci con due testimonianze già segnalate dall’articolo di Cinefilia Ritrovata "Addio, Carlo”. La prima proviene dai nostri archivi e si tratta dell’affettuoso "Un possibile 'Chi è?' di Carlo di Carlo" di Renzo Renzi, datato 1979:


L’ho visto nascere. Non era ancora uscito dal liceo che aveva già scritto il suo primo saggio, su Charlie Chaplin. Impressionava specialmente un passo nel quale, più o meno, si diceva: “Anche Croce la pensa come me”. Poi, un passo dietro l’altro, pure Marx cominciò a pensarla come lui.
Così, quando fu certo che il vecchio di Treviri, benché zoppicando, lo seguiva bene, realizzò il suo primo cortometraggio, che si chiamava La “menzogna” di Marzabotto. In quell’anno c’era stato un tedesco che aveva negato l’esistenza della famosa strage. Ogni tanto, ancora oggi, c’è un tedesco, più sensibile degli altri, il quale si sveglia di soprassalto, gridando: “I campi di sterminio? Non può essere vero!
L’hanno inventata loro la menzogna, sporchi deportati…”. Poi si riappisola, sognando camere a gas dove sterminare quei bugiardi.
Carlo capì questo tratto del carattere di certi tedeschi e gli girò il cortometraggio contro. Per montarlo, andò a Roma, dalla quale tornò tutto contento: “Cesare mi ha detto, Michelangelo mi ha detto, Tonino mi ha detto, anche Monica ha detto qualcosa…”.
Insomma, era entrato in un battibaleno nella grande famiglia del cinema italiano, come parente stretto dei “grandi”, da sempre.
Però, frequentando tutti quei nomi senza cognome, s’era fatta un’idea sbagliata delle cose perché s’era messo in mente il “cinema d’autore”, infatti da quel momento in poi, gli piovve addosso ogni sorta di difficoltà.
Evidentemente non bastava il nome, ci voleva anche il cognome. Allora si ricordò dei tedeschi, ai quali non aveva più cessato di pensare. La Germania era, pur sempre, anche la patria del suo allievo Marx. Sia come sia, bisogna dire che i vari Karl, Adolf, Wolfgang, Friedrich lo accolsero bene. Fu per questo che, lavorando nella loro tv, si mise, come si dice, vistosamente a “promettere”. Nel frattempo aveva incontrato anche Miklos, ma non Jean-Luc, mentre cercava di tornare nella grande famiglia del cinema italiano per far vedere, finalmente, com’era cresciuto. Ciò che accadde puntualmente nell’occasione del suo primo lungometraggio, che fu Per questa notte, dal quale si capiva chiaramente che non si frequentano i Michelangelo e i Miklos senza trarne qualche giovamento.
Ora Carlo, divenuto di Carlo, si accinge a girare il suo secondo lungometraggio.
Nel frattempo il cinema è morto e, più del cinema, è morto il “cinema d’autore”.
C’è da chiedersi come farà, adesso, uno sfacciato di tali dimensioni (Carlo di Carlo) a rinunciare alla condizione floreale dell’artista, per mettersi ad esercitare semplicemente una professione, alla maniera di tutti, nel mare degli audiovisivi.
P.S.: A proposito: che sia mio figlio?



La seconda testimonianza è quella di Cristina Piccino, giornalista de Il Manifesto, pubblicata in occasione della scomparsa del cineasta bolognese: un ricordo commosso che pare riassumere tutti i nostri pensieri.


"Capitava di incontrarlo sempre nei festival Carlo di Carlo, ai convegni, negli appuntamenti col cinema d’autore, l’aria svagata, la voce gentile, appena cantilenante con l’accento bolognese che si era mischiato a quello della città dove viveva ormai da anni, Roma. Sembrava lì un po’ per caso, e invece la sua figura aveva attraversato il nostro cinema con una certa costanza e determinazione sin da quando era soltanto un ragazzo".


Nella gallery seguente, una selezione di ritratti di Carlo di Carlo provenienti dal Fondo Carlo di Carlo della Cineteca di Bologna.

Galleria Fotografica