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De Sica e Fellini, pigmalioni di Alberto Sordi attore di cinema

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"Alberto è cento; gli altri sono al massimo dieci".
Federico Fellini

 

Nel 1966 Alberto Sordi racconta la sua vita a Maurizio Liverani, in sette puntate apparse sul periodico “Tempo” e conservate all'interno del Fondo Calendoli. Per ricordarlo, nell'anniversario del suo centesimo compleanno, ripercorriamo attraverso la sua voce i difficili esordi cinematografici.

 

La comicità di Sordi aveva conquistato il pubblico radiofonico con il “compagnuccio della parrocchietta”, ma non quello dello schermo, nonostante fosse appoggiato da due padrini quali Vittorio De Sica e Federico Fellini. Alla fine degli anni Quaranta De Sica era già considerato un maestro, mentre Fellini si accingeva a girare il suo primo film da regista.
De Sica, che si era innamorato del personaggio inventato da Sordi, gli aveva proposto di produrre insieme Mamma mia che impressione! – la frase popolarissima dell'untuoso compagnuccio – ma il film fu un flop: "Potevo dire di no a De Sica; eh no, non potevo! Era il massimo che potessi desiderare. A tutti quelli che mi offrivano di interpretare un film dissi di no. Dal momento del mio incontro con De Sica alla realizzazione del film passò un anno. Finalmente uscì il film, ma andò male. La critica mi riconobbe molte qualità, ma il pubblico non ne volle sapere del personaggio che lo aveva fatto ridere alla radio. [...] Tutti i produttori erano della stessa opinione. M'avevano aspettato al varco e, con grande soddisfazione, dissero che non avevo le doti per diventare un personaggio cinematografico. Io e De Sica restammo male. 'Er commendatore' ebbe parole di incoraggiamento, quelle che dice dopo i disastri: «Non ti hanno capito – mi disse – ma ti capiranno un giorno» e mi strinse calorosamente la mano".

 

L'altra possibilità gli fu data da Fellini nella sua prima prova d'autore, Lo sceicco bianco, ma il film, presentato al Festival di Venezia, fu accolto dai fischi e da un critica feroce: "Io e Federico eravamo grandi amici. Ci eravamo conosciuti quando lui disegnava per i giornali umoristici e ci legava una grande e reciproca stima. Mi veniva a vedere in tutti i miei lavori teatrali, ma non aveva allora l'autorità per impormi. [...] Fellini cercava l'occasione per dimostrarmi che quello che pensava di me era giusto. [...] Ma l'infelice accoglienza di Venezia danneggiò il film. Insomma, altro fiasco. Tornai alla radio e al doppiaggio".

 

Sordi venne scritturato per la rivista Gran baraonda di Giovannini e Garinei con Wanda Osiris, nella quale creò il personaggio del bullo romano da cui successivamente nascerà Un americano a Roma. La sua fama sul palcoscenico cresceva, ma i produttori cinematografici non ne volevano sapere: "Al mio nome qualcuno faceva persino gli scongiuri quasi fossi uno jettatore".
Ancora una volta gli venne in soccorso Fellini che per accontentare i produttori che gli chiedevano una storia allegra e spiritosa aveva scritto in fretta e furia I vitelloni: "Federico chiese di mettermi tra gli interpreti del film. L'Enic non ne voleva sapere. Alla fine accettò, ma alla condizione che il mio nome non fosse mai apparso nei manifesti pubblicitari. Nei titoli di testa poteva apparire, ma piccolissimo, microscopico. Il pubblico non se ne doveva accorgere. [...] Federico invece credeva solo in me. Mi seguiva con la troupe nella tournée di Gran baraonda. A Firenze, a Genova, dovunque andassi. Fu un tour de force per tutti. Non dormivo mai. Mi domandavo però sempre: «e se va a finì come con Mamma mia e Lo sceicco che sarà di me? Me seppelliranno per sempre»”.
I vitelloni fu invece un successo. Fellini aveva avuto ragione. Ritirarono i manifesti e ne fecero altri con il mio nome grosso, grosso. Grosso così...".

 

Sarà per questo che alla domanda di Liverani su quali fossero i registi che apprezzava di più e dei quali Sordi condivideva lo spirito rispose: "A parte Federico Fellini, con il quale ci sono affinità quasi fraterne, un certo cinismo e il cogliere gli stessi motivi di divertimento, la frequentazione che mi dà grande piacere è quella con De Sica. Lo sento artista e poi mi dà le gioie che può dare una personalità riposante. Anche lui ha uno spirito pronto al servizio di uno scherzo e di un divertimento. In un uomo già avanti negli anni e quindi già giustificatamente stanco, essere sempre pronto al divertimento è indice di grande intelligenza."
Le foto scattate durante i festeggiamenti per il diciottesimo compleanno di Emi De Sica, presenti nell'archivio Rissone-De Sica, dicono più di quanto possano fare le parole di Sordi stesso.   


Articolo a cura di Michela Zegna, responsabile archivi cartacei della Cineteca di Bologna

 

Leggi gli approfondimenti dedicati a Fellini pubblicati su CinefiliaRitrovata.it!
               

Nella gallery seguente

- M. Liverani, Alberto Sordi racconta la sua vita, 'Tempo', 30 novembre 1966, Fondo Calendoli.
- Alberto Sordi in Mamma mia che impressione! (1950). Foto tratta da Alberto Sordi racconta la sua vita, 'Tempo', 30 novembre 1966, Fondo Calendoli. La didascalia attribuisce erroneamente la regia del film a Vittorio De Sica, mentre invece fu diretto da Roberto Savarese e prodotto da De Sica.
- Alberto Sordi con Vittorio De Sica e con attrici e attori con cui ha recitato in diversi film. Foto tratta da Alberto Sordi racconta la sua vita, 7 dicembre 1966, Fondo Calendoli.
- Alberto Sordi a casa di Vittorio De Sica in occasione del diciottesimo compleanno della figlia Emi, 1956, Archivio Rissone-De Sica.
- Alberto Sordi e Giuditta Rissone, madre di Emi, 1956, Archivio Rissone-De Sica.

              

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