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Il Dottor Stranamore, un film "tanto da vedere"

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In occasione degli approfondimenti dedicati a Stranamore sulla rubrica per ragazzi "Consigli per giovani cinefili al tempo del Coronavirus", dal Fondo Calendoli del nostro patrimonio archivistico, pubblichiamo una selezione di recensioni sul film. Uscito in Italia il 3 aprile 1964, è un buon punto di partenza per riflettere sull’impatto psicologico che produce la satira nelle opere cinematografiche e per capire se le interpretazioni dei critici possano essere rappresentative, da questo punto di vista, del sentire del pubblico.   

Gli articoli apparsi sui quotidiani, anticipati di pochi giorni dalla pubblicazione in anteprima di alcuni dialoghi della sceneggiatura, in alcuni casi mostrano una forte resistenza ad accettare che Kubrick abbia trattato in chiave comico-farsesca un argomento così terrificante come la bomba nucleare. Guido Aristarco, come altri, rimanda a Il grande dittatore di Chaplin a cui per alcuni aspetti Il dottor Stranamore si è ispirato, ma il paragone non è favorevole: “Kubrick ha creato davvero, come qualcuno afferma, personaggi che sembrano maschere di una nuova commedia dell’arte? [...] I rimandi simbolici non acquistano la forza dell’allegoria; si risolvono anzi in caricature spesso grossolane”. E inoltre, conclude Aristarco, le donne hanno un ruolo del tutto marginale: “le uniche figure femminili che vi appaiono sono amanti di due generali”. Anche Moravia, pur riconoscendo in misura maggiore il valore del film (“non si può non notare il coraggio e la violenza della sua satira”) dichiara che l’astrazione caricaturale dei personaggi e il realismo documentario dei luoghi e dei paesaggi in cui sono immersi creano un contrasto non risolto. Lo stesso Filippo Sacchi che è tra gli estimatori più convinti del film insieme a Savioli e Scagnetti, scrive che la parte finale ‘raffredderà’ gli entusiasmi a causa dell’entrata in scena del dottor Stranamore, “questa marionetta hitleriana troppo scopertamente grottesca” che “disorienterà lo spettatore”. Secondo Sacchi “manca alla scena quello che dovrebbe esserne il colore apocalittico, il senso che il pianeta intorno sta morendo”.

Concludiamo questa piccola rassegna con il giudizio tutto positivo di Aldo Scagnetti:

“Sulle tracce dell’omonimo romanzo dell’ex tenente della RAF, Petr George, edito anche in Italia, Kubrick, insieme a Terry Southern, ha lavorato a una sceneggiatura che trasuda intelligenza da tutti i pori. Dove lo straordinario divertimento prodotto dalle vicende narrate in chiave comica non è mai (o quasi mai) fine a se stesso, ma conduce istantaneamente lo spettatore a riflettere sulla tragica possibilità che quel che ci racconta questo modernissimo, caustico cantastorie che è Kubrick, può realmente accadere. Dove dietro la caricatura senza scampo dei generali, dei politici e degli scienziati, protagonisti del film, non manca mai la necessaria, sottile tessitura delle loro psicologie. Narrare la trama del Dottor Stranamore è un po’ sciupare l’interesse dell’eventuale spettatore, poiché si tratta di un film tanto da vedere”.


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