Venerdì 5 luglio 201314.30
Cinema Lumière - Sala Officinema/Mastroianni

IL FASCINO IRRESISTIBILE DELL'ANTICHITÀ (seconda parte)

TARQUIN LE SUPERBE (Italia/1911) D.: 2'. Did. tedesche
SPARTACO OVVERO IL GLADIATORE DELLA TRACIA (Italia/1913) R.: Giovani Enrico Vidali. D.: 90'. Did. portoghesi

Presenta Ivo Blom
Accompagnamento al piano di Antonio Coppola

Alle ore 17 prosegue il workshop in Sala Cervi 

Sog .: dal romanzo Spartaco di Raffaello Giovagnoli . Scen .: Renzo Chiosso . Scgf .: Domenico Gaido . Int .: Mario Guaita Ausonia (Spartaco), Maria Gandini (Narona) . Prod .: Pasquali DCP D .: 90'. Col . Didascalie portoghesi / Portoguese intertitles Da: Fondazione Cineteca di Bologna . Restauro realizzato nel 2013 presso il laboratorio L'Immagine Ritrovata / Restored at L'Immagine Ritrovata laboratory in 2013

L'attitudine dello storico del cinema dev'essere quella di un San Tommaso: mai fidarsi. Per anni abbiamo creduto che fosse stato il Maciste di Bartolomeo Pa­gano in Cabiria (1914) a fornire il model-lo del nuovo genere dei forzuti o uomini forti, che si sviluppò in Italia tra i tardi anni Dieci e i primi Venti. Nel film Maci­ste (1915), il primo dove l'eroe è prota­gonista, il nostro punto di vista è quello di una ragazza che, su uno schermo ci­nematografico, vede il forzuto piegare le sbarre d'una grata di ferro, per liberare se stesso e il suo amico. Ma un anno prima di Cabiria, questa stessa scena dell'eroe che piega il ferro a mani nude era stata uno dei momenti chiave di Spartaco ov­vero il gladiatore della Tracia, una produ­zione Pasquali con Mario Guaita/Ausonia (1881-1956) nel ruolo del leggendario Spartaco, lo schiavo che si ribella contro i corrotti patrizi romani. La rivista italiana "La vita cinematografi­ca" elogiò Guaita per "la bellezza plastica della sua figura, la prestanza e insieme l'agilità e la vigoria del suo corpo perfetto, lo sguardo vivo e penetrante, la sua scena scevra di qualsiasi appunto". La pubbli­cità americana lo descrive come "un ce­lebre lottatore e un ottimo attore italiano, il cui fisico e il cui viso dai tratti ben ce­sellati fanno di lui un magnifico prototipo dell'antico gladiatore". E infatti in Spar-taco la macchina da presa si concentra spesso sul torso nudo di Ausonia, sulle sue braccia muscolose e sul suo fermo e virile sguardo in macchina. A quanto sembra, al distributore america­no George Kleine Spartaco piacque tanto che nel 1914 coprodusse un secondo film epico con Ausonia, Salammbo. Per anni abbiamo avuto a disposizione solo una pessima edizione Dvd della versione ame­ricana del film, ma fortunatamente una copia nitrato originale è stata restaurata dalla Cineteca di Bologna.

Ivo Blom

 

Film history is all about being a Doubt­ing Thomas. For years we believed that Bartolomeo Pagano's Maciste in the epic Cabiria (1914) set the tone for the new genre of the strong men or forzuti films, which florished in Italy in the late 1910s and early 1920s. In Maciste (1915), the first film that exploited him as a sepa­rate leading character, we identify with a girl who on a film screen sees the strong man bending an iron grill to liberate him­self and his friend. But one year before Cabiria, exactly this scene of the hero bending iron with his bare fists had been a major moment in Spartaco ovvero il gladi­atore della Tracia (Enrico Vidali 1913), a Pasquali production starring Mario Guaita aka Ausonia (1881-1956) as the legend­ary Spartacus, who rebels against the spoiled Roman patricians. The Italian film journal "La vita cinemato­grafica" praised Guaita for "the plastic beauty of his appearance, the attraction and at the same time the power and swift­ness of his perfect body, his penetrat­ing glance, and his perfect acting". In American publicity he was described as "a celebrated Italian wrestler and fine ac­tor, whose physique and finely chiseled face make him an extraordinary prototype of the ancient gladiator". Actually, in Spartaco the camera is often focusing on Ausonia's naked torso, his muscular arms and his stern look into the camera. Apparently, American distributor George Kleine was so smitten with the film, that he coproduced a second epic with Auso­nia in 1914, Salammbo. Over the past years we had to do with a bad Dvd of the American version of the film, but luckily now a pristine nitrate print has been re­stored by the Cineteca di Bologna.

Ivo Blom

 

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Dalla seconda metà dell'Ottocento, con l'affermarsi delle correnti neoclassiche in arte e letteratura, si assiste a un pro­cesso di popolarizzazione della storia gre­ca e romana, declinata in un'accezione estetica e filosofica mitizzante, di matrice romantica. Il mondo antico viene perce­pito come un'era aurea e irripetibile: un universo vagheggiato che può rivivere solo nella dimensione dell'immaginario. Non è dunque casuale che quel passato continui a essere, ancora ai primi del Novecento, uno dei soggetti privilegiati della lettera­tura di largo consumo, in cui i racconti di ambientazione greca e romana sono spes­so corredati da illustrazioni ispirate alla vasta produzione pittorica ottocentesca sul tema. Un modello narrativo e visuale di cui il cinema ben presto si appropria, moltiplicandone le potenzialità.
Il cinema non solo riproduce la realtà, ma è anche in grado di resuscitare la storia. Di più: grazie al rapporto di immedesima­zione che si instaura tra lo spettatore e le vicende proiettate sullo schermo, il pub­blico ha l'opportunità miracolosa di calar­si anima e corpo nei fasti dell'antichità. Se è vero che il cinema nutre uno spic­cato interesse per il passato archeologico fin dai suoi esordi, è incontestabile che i canoni che determineranno la fortuna del genere storico-mitologico vengono fissati negli anni Dieci. Si stabiliscono le carat­teristiche del colossal storico: grandiosità delle scenografie, sfarzo dei costumi e de­gli allestimenti, spettacolarità dell'azione, gestione di enormi spazi scenici, utilizzo coreografico di migliaia di comparse. La febbre per l'antichità contagia l'intero movimento cinematografico internaziona­le, ma è l'Italia ad avere il ruolo dominan­te: film come Quo vadis?, Gli ultimi giorni di Pompei, Cajus Julius Caesar, Cabiria, tutti realizzati tra il 1913 e il 1914, di­venteranno pietre miliari nella storia del cinema muto. Il successo di questi film si misura anche dall'azione di traino e di contaminazione che esercitano sugli al­tri generi: se da un lato proliferano i 'dal vero' che documentano i siti archeologici di tutto il mondo, dall'altro le antichità greche e romane fanno da sfondo ad alcu­ne irriguardose comiche; da Quo vadis? a Kri Kri gladiatore il passo è breve.

Giovanni Lasi

 

Accanto ai colossal storici Quo Vadis? e Spartaco, il programma include una se­lezione di film più brevi (e in alcuni casi precedenti al 1913). Quando e come l'antichità fece la sua prima apparizione al cinema? Ancor prima del 1900, Pathé produceva scene risquées dove l'ambien­tazione nella Grecia antica legittimava la nudità; ci furono poi le scènes bibliques, ambiziose nella loro ricerca di "verità sto­rica, colore locale e ricchezza di costumi e set" (cataloghi Pathé del 1900 e 1902), e nel 1901 la prima versione di Quo Vadis?, una scène à grand spectacle, della durata di circa tre minuti. Le 'antichità' francesi degli anni successivi spiccano per le ma­gnifiche colorazioni a pochoir. Intorno al 1913 l'ideale di bellezza e sensualità an­tica travolse letteralmente la moda dell'e­poca, come documentano numerosi film: a casa le signore indossavano plissettati negligés Fortuny, e alle serate sfoggiavano creazioni di Poiret, Doucet e Drécoll, con tuniche a vita alta e abbondanti drappeggi di stoffe impalpabili, il tutto coronato da acconciature à la grecque.

Mariann Lewinsky

 

From the late 19th century, as neoclassi­cal currents held sway in art and litera­ture, Greek and Roman history also grew in popularity, but it was viewed through the aesthetic and philosophical lens of mythology and tinged with romanticism. The ancient world was seen as some kind of paradise lost, a golden age, tantalizing but irretrievable: a world we yearn for but which, by its very nature, can be revisited exclusively in the realm of fantasy. It is no wonder, then, that this distant era, remote and legendary, persisted as one of the main subjects of mainstream, popular lit­erature even into the beginning of the 20th century, with tales set in ancient Greece or Rome being published, graced with il­lustrations inspired by the vast production of 19th century neo-classical painting. The same visual and narrative model was soon adopted by the new medium of cinema, where its potential could be further ex­panded. A filmmaker does more than just reproduce reality on the screen; he also needs to be able to bring history to life, bridging the gap across space and time. Even more: thanks to the medium's ability immerse the spectator fully in the events taking place on the big screen, the mem­bers of a cinema audience have the mirac­ulous opportunity to lose themselves, body and soul, in the splendors of antiquity. If it is true that cinema has been, since its in­ception, nurturing a biding interest in the archeological past, it is equally true that the canons which determined the success of the mythological/historical genre were set in the 1910s: lavish sets and cos­tumes, spectacular action scenes filmed on vast studio lots with thousands of ex­tras. While certainly the entire internation­al film industry caught the Epic Classics bug, Italy surely dominated the scene with such films as Quo vadis?, Gli ultimi giorni di Pompei, Cajus Julius Caesar, Cabiria, all produced between 1913 and 1914, which were destined to become milestones in the history of silent film. The measure of the success of these films is evident in the effect they had on other genres: from the proliferation of dal vero made at ar­cheological sites around the world, to the irreverent comedies set in ancient Greek or Roman times. The road from Quo vadis? to Kri Kri gladiatore is very brief.

Giovanni Lasi

 

Alongside the Italian epics Quo Vadis? and Spartaco, the programme includes a selection of shorter (and in some cases earlier) films. When and how did the an­cient world make its first appearance in the cinema? Even before 1900, Pathé was offering risqué scenes, their Greek setting legitimising the nudity, then there were scènes bibliques, ambitious quests for "historical truth, local colour and richness in costumes and sets" (Pathé catalogues of 1900 and 1902) and in 1901 the first film version of Quo Vadis? appeared, a three minutes scène à grand spectacle. The French antiquity films of the following years are all conspicuous for their mag­nificent stencil-colouring. Around 1913 the ideal of antique beauty and sensuality took everyday fashion by storm and this is documented in many films: at home the ladies wear Fortuny pleated negligés, and at soirées creations by Poiret, Doucet and Drécoll, with high-girdled tunics over the finest fabrics draped in plentiful folds, all topped off with coiffures à la grècque.

Mariann Lewinsky

Accompagnamento Musicale Accompagnamento Musicale
Dettagli sul luogo:
Piazzetta Pier Paolo Pasolini (ingresso via Azzo Gardino 65)

Numero posti: 174
Aria Condizionata
Accesso e servizi per disabili
Tel. 051 2195311