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Fronte del Pubblico

La promozione della cultura cinematografica sul territorio

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L’unione degli schermi fa il circuito

Quando una serie di schermi della regione fa gioco di squadra per saldarsi in un circuito di rassegne e film capaci di svincolarsi dagli obblighi delle distribuzioni commerciali. È all’inseguimento di questo orizzonte che si è costituito Fronte del Pubblico, un progetto avviato dalla Regione Emilia-Romagna nel 2003 e coordinato dalla Cineteca di Bologna per arrivare a creare una rete regionale per la promozione della cultura cinematografica, riducendo i costi per la realizzazione di queste iniziative.

Proiezioni di ieri e di oggi

Promuovere, organizzare e mettere in circolo: sotto il segno di questi imperativi, nel corso degli anni, Fronte del pubblico si è sempre impegnata per distribuire sul territorio regionale una serie di proiezioni cinematografiche che fossero rappresentative di momenti rilevanti della storia del cinema o di particolari sviluppi del cinema contemporaneo. Film e programmi spesso attinti al patrimonio di pellicole della Cineteca di Bologna o comunque arricchiti dalle possibilità offerte dalla sua rete di relazioni internazionali.

La garanzia in sala: i requisiti di qualità

L’estrema cura nell’utilizzo e nella conservazione dei materiali. Il massimo rispetto dei supporti utilizzati per le proiezioni. E infine, l’uso di copie in versione originale che vengono accompagnate, se in lingua straniera, da sottotitoli in italiano su un apposito schermo con il sistema di videoproiezione. Alle sale che partecipano alle iniziative promosse da Fronte del Pubblico viene richiesto un elenco di requisiti basilari di qualità. E quindi mascherini appropriati per ogni tipo di film, proiettori dotati di variatori che permettono di proiettare le pellicole mute alla velocità adeguata fino alle loro musicazioni con esecuzioni dal vivo.

Il cittadino-spettatore (destinatario, fruitore, consumatore) è uno dei grandi protagonisti del nostro tempo, ma, nella maggioranza dei casi, è trattato dal sistema dei media come una merce, come un’unità di misura, come l’ingranaggio di un dispositivo di mercato. I suoi tratti distintivi sono la passività e l’inconsapevolezza. E’ il terminale di un flusso infinito e indiscriminato di messaggi di ogni genere, il bersaglio di un bombardamento a tappeto di bisogni e valori indotti. Un oggetto. Un numero.

Come per l’emergenza ambientale, anche nell’emergenza mediatica sono in gioco delle compatibilità e delle sostenibilità, delle quali il sistema non riesce a farsi carico: con gravi danni nei processi di produzione dell’immaginario e dei conseguenti stili di vita; con un progressivo generale degrado del patrimonio culturale delle nostre comunità.

Ritenendo improbabile nell’immediato una radicale inversione di tendenza, crediamo che sia però utile e possibile procedere all’identificazione di momenti alternativi, di uscite di sicurezza, di aree protette, dove ricominciare a tessere la tela della diversità, della particolarità e della consapevolezza. Dei luoghi d’eccellenza, delle esperienze pilota che possano rappresentare, per il futuro, dei punti di riferimento. Dei laboratori, dove sperimentare nuove e diverse modalità di fruizione (e di produzione) dell’audiovisivo.

Giuseppe Bertolucci