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PIERROT LE FOU

(Il bandito delle 11, Francia/1965) R.: Jean-Luc Godard. Int.: Jean-Paul Belmondo, Anna Karina. D.: 107'. V. francese

Il nome del titolo - Pierrot le fou - designa un leggendario criminale francese del dopoguerra, spericolato e spietato, ma alla letteraevoca anche la maschera malinconica innamorata della luna e la scintilla della follia. Nel film di Jean-Luc Godard, Pierrot le fou diviene sinonimo dell'avventura romanzesca. Infatti è attribuito a Ferdinand (coniuge mantenuto e insoddisfatto di una ricca italiana) da Marianne, che lo seduce e sottrae al grigiore coniugale e borghese, trascinandolo in un lungo viaggio - numi tutelari i fumetti dei Pieds Nickelés (che Ferdinand legge continuamente). Gli scenari parigini e le scacchiere urbane, finora privilegiate da Godard, sono abbandonati per un itinerario nel Midi costellato di morti derisorie, pericoli e gag. Sulla falsariga di una trama noir di Lionel White del genere "amanti criminali e in fuga", Godard inventa una nuova variazione dell'amour fou e dell'impossibile armonia amorosa fra uomini e donne, avvelenata dal tradimento e qui destinata alla morte violenta.
Contempla la natura, immergendo i due amanti in un Eden illusorio (come già avveniva in Le Mépris e come accadrà in Nouvelle Vague). Cita Elie Faure, Laurel & Hardy, Rimbaud, Picasso, Pierre-Auguste Renoir, Hitchcock, Minnelli, Michael Powell, King Vidor, Michel Simon, Chaplin e soprattutto (sotterraneamente) Bergman, "ospita" Fuller e Devos, mima la guerra del Vietnam. Adotta un iridescente ventaglio cromatico, dove i rossi, i verdi, i gialli, gli azzurri, i blu dominano il tessuto figurativo del film: "Che vediamo quando percorriamo Parigi di notte? Dei semafori rossi, verdi, gialli. Ho voluto mostrare questi elementi, ma senza doverli necessariamente mettere come sono nella realtà. Piuttosto come rimangono nel ricordo: macchie rosse, verdi, sprazzi gialli che scorrono. Ho voluto ricostruire una sensazione a partire dagli elementi che la compongono". Pierrot le fou chiude il periodo aperto da À bout de souffle e annuncia, ancora vagamente, la futura militanza politica di Godard. Contrariamente a ciò che si è creduto per decenni, un recente studio di Alain Bergala (Godard au travail. Les années 60, Cahiers du cinéma, 2006) ha dimostrato che fu realizzato dopo una attenta e lunga preparazione preliminare. Il co-produttore italiano Dino De Laurentiis, rimasto allibito dal film, ne fece tagliare circa dieci minuti nell'edizione italiana e gli attribuì un titolo che riecheggiava quello della traduzione francese del romanzo di White (Le démon de onze heures).
(Roberto Chiesi)

Proiezioni:
Mercoledì 1 luglio 2009
Cinema Arlecchino
17.30
Venerdì 3 luglio 2009
Cinema Arlecchino
11.00
L'evento è parte di: Il Cinema Ritrovato
Alla ricerca del colore dei film
Lingua originale con sottotitoli Lingua originale con sottotitoli

Tariffe:

Ingresso libero

Dettagli sul luogo:
via delle Lame, 57
Numero posti: 450
Aria condizionata
Accesso disabili
Tel. 051 522285