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VIA COL VENTO

(Gone with the Wind, USA/1939) di Victor Fleming (238')

Regia: Victor Fleming. Soggetto: dal romanzo omonimo (1936) di Margaret Mitchell. Sceneggiatura: Sidney Howard. Fotografia: Ernest Haller. Montaggio: Hal C. Kern. Scenografia: William Cameron Menzies, Lyle Wheeler. Musica: Max Steiner. Interpreti: Vivien Leigh (Scarlett O'Hara), Clark Gable (Rhett Butler), Leslie Howard (Ashley Wilkes), Olivia de Havilland (Melanie Hamilton), Hattie McDaniel (Mami), Thomas Mitchell (Gerald O'Hara), Barbara O'Neil (Ellen O'Hara), Carroll Nye (Frank Kennedy), Laura Hope Crews (zia Pittypat), Harry Davenport (dottor Meade). Produzione: David O. Selznick per Selznick International. Durata: 238'
Versione originale con sottotitoli italiani

L'interrogativo è ancora lì, sospeso nelle nebbie del set che Selznick aveva fatto costruire dietro gli studi di Washington Boulevard, dilagato come un'eco sullo sfondo della San Francisco Valley incendiata dal Technicolor, impigliato tra i rami del grande albero stecchito sulla terra riarsa di Tara. Riuscirà Scarlett O'Hara a riconquistare Rhett Butler, magari per sfidarlo e perderlo di nuovo, e domani sarà davvero un altro giorno? A nulla sono valsi, è chiaro, i pallidi tentativi di sequel tentati negli anni Novanta, tra narrativa camp e schermo tv. Di tutto ciò il cinema non ha saputo nulla, dunque il più popolare e resistente dei misteri hollywoodiani sfugge ancora alla delusione dello scioglimento.
Quale potente sistema narrativo, quale spettacolare sollecitazione dell'immaginario è rimasto negli anni Via col vento. È il film a più lungo sfruttamento commerciale della storia del cinema. Ha avuto un'avventurosa storia di multipli restauri, tutti comunque volti a interpretarne il colore irripetibile, dorato, flamboyant. Chi più, nel cinema a venire, avrebbe usato il Technicolor con la stessa elementare forza allucinatoria? Quando mai avremmo più visto cieli così gonfi, tramonti così rossi, controluce così onirici?
Fu il film che celebrò l'apogeo dello studio system. Non aveva autore perché ne aveva troppi. È un film di David O. Selznick, della sua energia progettuale e autocratica. È un film dei suoi registi, Victor Fleming e gli uncredited George Cukor e Sam Wood. Ma forse scopriremo stasera che è soprattutto un film di William Cameron Menzies, lo straordinario production designer, cui si deve la visione grafica e coloristica (e fu lui a girare la sequenza dell'incendio di Atlanta)...
Continuiamo a prendere Via col vento per quello che è, la storia d'una donna, un melodramma dove l'eroina si spinge ben oltre i codici del genere, fino a sperimentare l'inconsistenza e la commutabilità del proprio desiderio. E un ambiguo racconto epico sulla guerra civile, dove la stessa America democratica che, nel 1939, si preparava a partire per la ‘guerra giusta', contemporaneamente si illanguidiva nella fantasia nostalgica d'un passato schiavista.
Ogni tanto ci si chiede se esista il Grande Romanzo Americano. Personalmente credo che i grandi romanzi americani del Novecento esistano e siano tre, Via col vento, Il giovane Holden e Pastorale americana. Di tutti Via col vento poggia sul ripiano più basso della letteratura, ma è anche il più novecentesco, perché il suo titolo celebra l'incontro più deflagrante e vitale tra il romanzo e la vera arte americana del Novecento, che è il cinema. E poi gli occhi verdi di Vivien Leigh, "la cui grazia risplende come una lampada sempre accesa" (Natalia Ginzburg).

(Paola Cristalli)

Proiezioni:
Giovedì 4 luglio 2019
Piazza Maggiore
21.45
L'evento è parte di: Sotto le stelle del cinema 2019
Lingua originale con sottotitoli Lingua originale con sottotitoli
Dettagli sul luogo:

Documenti

Cartolina dell'evento

Tipo di File: PDF Dimensione: 1.77 Mb