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LA FORMA DELL’ACQUA

(The Shape of Water, USA/2017) di Guillermo Del Toro (123')

Regia e soggetto: Guillermo del Toro. Sceneggiatura: Guillermo del Toro, Vanessa Taylor. Fotografia: Dan Laustsen. Montaggio: Sidney Wolinsky. Scenografia: Paul D. Austerberry, Nigel Churcher. Musica: Alexandre Desplat. Interpreti: Sally Hawkins (Elisa Esposito), Michael Shannon (Richard Strickland), Richard Jenkins, (Giles), Doug Jones (uomo anfibio), Michael Stuhlbarg (dottor Robert ‘Bob' Hoffstetler /Dimitri), Octavia Spencer (Zelda Delilah Fuller), Nick Searcy (generale Frank Hoyt), David Hewlett (Fleming). Produzione: J. Miles Dale, Guillermo del Toro per Bull Productions, Double Dare You (DDY), Fox Searchlight Pictures, TSG Entertainment. Durata: 123'
Versione originale con sottotitoli italiani

Guillermo del Toro ha da tempo trovato una sapiente collocazione tra cinema d'autore e grande pubblico, tra festival e blockbuster [...]. La forma dell'acqua è la sua consacrazione definitiva. [...] Questo film unisce due caratteristiche del suo cinema: l'ambigua attrazione per il diverso (con l'idea speculare che ‘i veri mostri sono gli umani') e la tensione della fiaba verso l'allegoria storica, evidente nei due gotici ambientati durante la guerra civile spagnola (La spina del diavolo e Il labirinto del fauno). Baltimora, primi anni Sessanta: l'addetta alle pulizie (Sally Hawkins) di un laboratorio militare scopre che nei sotterranei è prigioniero una specie di uomo-pesce (tipo Mostro della laguna nera) maltrattato e destinato alla vivisezione. La ragazza, attratta dal mostro, decide di salvarlo, aiutata da alcuni amici che insieme a lei (orfana e muta) costituiscono un campionario di reietti e marginali dell'epoca: una donna di colore, un gay attempato, una spia comunista che tradisce Mosca. Eppure, più che la favoletta sui diversi o la storia d'amore tra la Bella e la Bestia (con momenti assai carnali), la forza del film è un amore per il cinema che, anziché risultare cerebrale, dà sostanza alle emozioni, e senso allo stile: i sinuosi movimenti di macchina, la fotografia smaltata, la musica di Alexandre Desplat che pare imitare le vecchie colonne sonore dei film di Jacques Demy. Un po' come La La Land, che aldilà del genere aveva un fondo simile: come se il cinema raggiungesse un vero calore solo citando, più o meno direttamente, il proprio passato. Nel mondo di La forma dell'acqua i media popolano i sogni e le solitudini dei personaggi, e la televisione supera il cinema. Mentre sul piccolo schermo passano Mr. Magoo, Bonanza o i vecchi musical, sotto casa della protagonista (anzi proprio sotto il suo pavimento) c'è un cinema déco deserto, in cui passano un peplum minore (La storia di Ruth) e un film con Pat Boone. Una grotta fatata, un luogo magico, ma un po' malinconico; che è in realtà l'Elgin Theatre di Toronto, dove poi La forma dell'acqua ha avuto la sua ‘prima' nordamericana.

(Emiliano Morreale)

 

Attraverso questa storia volevo celebrare le diversità, le imperfezioni e, soprattutto, l'altro, vale a dire chi è diverso da noi. Non mi interessava parlare di tolleranza, bensì d'amore. Volevo fare un film che fosse ricco di idee piene di vita. Da bambino mi sentivo fuori luogo un po' ovunque, proprio come i mostri. Per me il mostro è una creatura coraggiosa, che esiste nonostante l'oppressione della gente normale. Ciò che mi piace è che è come un animale, non c'è nulla di ipocrita in lui. King Kong è esattamente ciò che sembra, così come Godzilla e via dicendo. I mostri umani sono molto più difficili da individuare. Possono essere eleganti, sorridenti oppure in lacrime nei programmi televisivi. Non sappiamo quale sia la verità. I mostri, invece, portano la verità con loro, la esibiscono.

(Guillermo Del Toro)

Proiezioni:
Giovedì 11 luglio 2019
Piazza Maggiore
21.45
L'evento è parte di: Sotto le stelle del cinema 2019
Lingua originale con sottotitoli Lingua originale con sottotitoli
Dettagli sul luogo:

Documenti

Cartolina dell'evento

Tipo di File: PDF Dimensione: 1.52 Mb