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CYRANO, MON AMOUR

(Francia/2018) di Alexis Michalik (109')

Parigi, 1897. Edmond Rostand è un drammaturgo geniale che ha inanellato solo insuccessi ed è ora afflitto dal blocco dello scrittore. Grazie a Sarah Bernhardt, sua ammiratrice, conosce il più grande attore del momento, Costant Coquelin, che in tre settimane vuole portare in scena la sua prossima commedia. Peccato che Edmond abbia deciso solo il titolo: Cyrano de Bergerac. Dopo il successo al Palais Royal, Alexis Michalik porta sul grande schermo la sua favola divertente e charmante sui capricci della creazione e la frenetica genesi di uno dei capolavori della letteratura mondiale.

"La commedia Cyrano de Bergerac è il testo francese di maggior successo nel mondo e ancora oggi resta, a distanza di 122 anni, un cult. Pure il cinema si è lasciato affascinare molte volte dalla storia dello spadaccino, scrittore e poeta dal naso mostruoso, l'irresistibile vitalità, il disprezzo per i potenti e i prepotenti, l'animo gentile nascosto sotto gli atteggiamenti guasconi: sono da citare il kolossal di Jean-Paul Rappeneau con uno strepitoso Gérard Depardieu Palma d'oro a Cannes (1990) e la reinvenzione moderna Roxanne di Fred Schepisi con Steve Martin (1987). Cyrano mon amour (titolo originale Edmond), è l'esordio nel lungometraggio di Alexis Michalik: non l'ennesima trasposizione cinematografica della pièce ma la storia romanzata della genesi del capolavoro di Rostand. Tutto è partito da una sceneggiatura scritta nel 2016 dallo stesso autore, prima destinata a diventare un film, poi trasformata in pochade teatrale affermata (cinque premi Molière vinti, 700 mila spettatori all'attivo), e infine riconvertita per il grande schermo. In una Parigi di fine Ottocento gioiosa e in piena Belle Epoque, dove i monumenti scintillano e la "settima arte" è agli albori (per un franco si può assistere ai primi esperimenti su pellicola dei Fratelli Lumière e di Méliès), il giovane Edmond, un malinconico Thomas Solivérès, è un poeta squattrinato con moglie e due figli, reduce dal fiasco della tragedia in versi La princesse lointaine. Nonostante l'interprete sia nientemeno che la grande Sarah Bernhardt, tra le poche persone a credere nel suo talento. Ed è in crisi d'ispirazione. Finché la sua illustre fan non lo fa incontrare con il divo del momento Constant Coquelin (l'esuberante Olivier Gourmet), desideroso di rilanciare la sua carriera. Peccato che il novellino e sconosciuto drammaturgo non abbia ancora scritto una riga. Sull'esempio di Shakespeare in love, Michalik parte dall'idea che Rostand abbia concepito Cyrano ispirandosi a situazioni realmente vissute e a personaggi conosciuti, soprattutto la bella costumista Jeanne, la musa a cui scrive lettere appassionate per conto dell'attore prestante ma vacuo Léo, che nella commedia diventa Christian. La storia dello scrittore e quella del moschettiere fanno corto circuito, solo il finale ovviamente diverge: trionfo scontato per il primo, morte, come si sa, per il secondo. Alcuni critici francesi hanno rimproverato al regista qualche incongruenza di troppo: Rostand non scrisse Cyrano in tre settimane, la moglie non era solo una casalinga gelosa del consorte, ma una poetessa e drammaturga, il Bolero di Ravel, che risuona nella sequenza in cui i commedianti decidono di non rispettare la legge andando ugualmente in scena, venne composto molti anni dopo. Ma non è la verità storica che conta. Vincono la licenza poetica, il divertimento, i sentimenti. Il film funziona perché è costruito come un vaudeville di Georges Feydeau (che compare come personaggio, interpretato dallo stesso regista, in una scena degna dell'Albergo del libero scambio), tra equivoci, incidenti, la primattrice che cade in una botola, ritmo serrato e un meccanismo a orologeria. Vale di per sé la visione un esilarante Anton Cechov incontrato in un bordello, dove accompagna un amico, ma senza "consumare". Cyrano non amour piacerà soprattutto al pubblico femminile e strapperà qualche lacrimuccia nel finale, assicurando due ore di leggerezza. Insomma, anche Michalik può pronunciare la fatidica frase: "À la fine de l'envoi, je touche".

Paola Zocca, "La Repubblica" 

Proiezioni:
Venerdì 2 agosto 2019
Arena Puccini
21.30
L'evento è parte di: Arena Puccini 2019

Tariffe:

Biglietto intero: 6,00€

Riduzioni
Over 60, clienti Unipol Banca, soci Dlf, soci Coop (la tessera è individuale), soci Coop Dozza, Card Musei Metropolitani Bologna, studenti universitari, Amici Cineteca di Bologna, Agis Cinema, ragazzi fino a 11 anni, militari, Circolo Dozza A.T.C: 5,00€

Informazioni
366-9308566 /328-2596920 (dalle ore 20.30)
www.cinetecadibologna.it / www.itcmovie.it
andrea.morini@cineteca.bologna.it

Dettagli sul luogo:
via Sebastiano Serlio, 25/2

Apertura cassa: ore 20.45

Documenti

Scheda del film

Tipo di File: PDF Dimensione: 288.86 Kb