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CHARADE

(Sciarada, USA/1963) R.: Stanley Donen. D.: 114'

Presenta Stanley Donen

'Sciarada' significa, in senso esteso, problema di complessa struttura e difficile soluzione; in senso proprio, è un gioco enigmistico che consiste nell'indovinare nomi nascosti dentro altri nomi. Qui il nome che scivola, sguscia e si rende irrintracciabile, nell'intreccio giallo quanto in quello romantico, è il vero nome di Cary Grant. Un uomo sbuca dal nulla e si rivolge ad Audrey Hepburn, stagliato contro un panorama di nevi svizzere: "Lei è sposata?"
"Sto per divorziare" "Se è per me, non lo faccia". Quest'uomo non ha ancora dichiarato alla sua interlocutrice la propria prima (e falsa) identità, ma sono trent'anni di vita hollywoodiana che lo autorizzano a tanta seduttiva arroganza. Hollywood celebra la propria tradizione, nel luogo stesso in cui la tritura. Come dai primi anni Sessanta accadrà sempre più spesso, Sciarada assembla e dissolve generi diversi: l'intrigo allinea cadaveri, ma la sola vera suspense è quella romantica, mentre una traccia musical affiora nella legatura
coreografica di inseguimenti e coups de théâtre. Il gioco narrativo è un'iperbole hitchcockiana, per cui se già al Cary Grant di Intrigo internazionale toccava convivere
con due identità, qui ne ha a disposizione addirittura quattro; mentre la 'caccia al ladro' di Audrey Hepburn si trasforma in una tenace caccia a un marito, chiunque egli sia.
Chiunque? La fragile vedova, che già ha dato cenni d'una certa intraprendenza sessuale, si dirà disposta ad amare tutte e quattro le identità del suo partner; ma in nessun altro film il personaggio è stato maschera così trasparente rispetto alla persona che offre il suo corpo divistico; semplicemente, questa donna è disposta ad amare chiunque, purché sia Cary Grant.
Incastro di omicidi senza vero peso, girandola delittuosa attorno al risibile mcguffin dei tre francobolli, Sciarada è un gioco che nessuno è autorizzato a prendere sul serio; certo non quando a spianare una pistola è Walter Matthau, già responsabile di alcune scene irresistibili per humour sordido. Quel che si impone, nel tessuto del film, è la caleidoscopia sartoriale, è la parata cromatica organizzata da Donen e autenticata  da una Hepburn ormai autoironica immagine-Vogue, è una carezzevole Parigi-dal-vero dove, guidati da una cinepresa mobile e da un montaggio tagliente, si passeggia sul lungosenna (en passant
ricordando Gene Kelly), si mangia la zuppa alle vecchie Halles e si regolano i conti
tra le colonne di Palais Royal.
Nello stesso tessuto spiccano dissonanze interessanti, in sintonia con le asprezze d'un cinema americano alla conquista della violenza: James Coburn, a quest'epoca già villain per Siegel e Sturges, percorre il film con elasticità da ballerino e finisce asfissiato nel cellophane. A pochi minuti e pochi metri di distanza, Cary Grant si fa una doccia in giacca e cravatta. Attenzione, perché in questa scena s'agganciano divertimento malizioso e profondità teorica: questa è, per Cary Grant, la perfetta performance del suo essere uno e indissolubile dal proprio abito. E Stanley Donen, che con Grant aveva già splendidamente familiarizzato in Indiscreto, governa qui la prova estrema della tecnica comica e dell'incorruttibile charme del più grande attore dell'intero cinema americano ("e senza gara", come scriveva Luc Moullet).

Proiezioni:
Domenica 27 giugno 2010
Cinema Arlecchino
18.15
L'evento è parte di: Il Cinema Ritrovato
Singin' in Hollywood: incontro con Stanley Donen
Lingua originale con sottotitoli Lingua originale con sottotitoli

Tariffe:

Biglietto per fasce orarie (valido tutta la mattina o tutto il pomeriggio):
Intero: Euro 6
Ridotto: Euro 4 (soci FICC, studenti universitari e anziani
Ridotto Amici della Cineteca: Euro 3,00
Info e abbonamenti

 

Dettagli sul luogo:
via delle Lame, 57
Numero posti: 450
Aria condizionata
Accesso disabili
Tel. 051 522285