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THE BIG TRAIL (Grandeur version)

(Il grande sentiero, USA/1930) R.: Raoul Walsh. D.: 122'. V. inglese
Introduce Dave Kehr

Quella di affidare a Raoul Walsh la regia di The Big Trail - il primo film epico girato dal vero in Grandeur, un formato in 70mm sviluppato dalla Fox - fu sicuramente una delle coincidenze più felici della storia del cinema. La profondità di campo of­ferta dal Grandeur sembrava pensata ap­posta per Walsh e per la sua tipica orga­nizzazione dello spazio basata (almeno a partire da The Lucky Lady del 1926) sul contrasto tra azioni in primo piano e azio­ni sullo sfondo, nonché su una complessa coreografia di attori e comparse che en­trano ed escono dall'inquadratura. Walsh coglie immediatamente tutte le potenzialità del grande formato, creando una continui­tà di movimento che estende l'azione (e il mondo del film) persino oltre i margini dello schermo già espanso, con inquadra­ture che anticipano di trentasette anni Playtime di Jacques Tati usando punti focali multipli per guidare l'occhio dello spettatore attraverso vaste composizioni e spostarne l'attenzione senza ricorrere al montaggio. Il momento più spettacolare del film, in cui un'intera carovana viene calata con un sistema di corde e pulegge lungo il fianco di una montagna, antici­pa le unità baziniane di tempo e azione riprendendo con un lungo piano sequen­za l'inizio, la metà e la fine di un evento. The Big Trail è forse anche il primo map movie di Walsh. Il regista riprenderà la formula del film-itinerario negli anni Qua­ranta e Cinquanta con Desperate Journey, Objective, Burma! e Distant Drums, nei quali l'obiettivo esistenziale è spostare un gruppo di persone da un punto a un altro di una carta geografica superando i pericoli in agguato. Naturalmente in The Big Trail il movimento altro non è che la colonizzazione dell'Ovest americano, qui resa con un'immediatezza e un'ampiezza che restano uniche. Come scrive Jacques Lourcelles, i pionieri di Walsh sono "spin­ti verso la linea dell'orizzonte da una for­za istintiva, tellurica. Obbediscono a una legge che appartiene allo stesso ordine di quelle che governano le maree, le mi­grazioni e i moti delle stelle". Merita una menzione anche il giovane e schivo inter­prete principale, un attrezzista della Fox chiamato Marion Morrison che Walsh tro­vò promettente e ribattezzò John Wayne.
(Dave Kehr)

 

Surely one of the most serendipitous mo­ments in film history came when Raoul Walsh was assigned to The Big Trail, the first outdoor epic to be photographed in Fox's 70mm Grandeur process. For Walsh, who had been developing (at least since The Lucky Lady in 1926) a distinctive mise-en-scène based on contrasting fore­ground and background action, as well as an elaborate choreography of actors and extras entering and leaving the frame, the Grandeur process, with its widescreen image and vast depth of field, must have seemed custom made for him. Walsh seems immediately to seize all of the pos­sibilities of the widescreen format, creat­ing a continuous sense of movement with the frames that makes the action (and the world of the movie) extend even further beyond the edges of the already extended screen, and there are many shots which, anticipating Jacques Tati's Playtime by thirty-seven years, multiple focal points are used to lead the viewer's eye through vast compositions, shifting our attention without the use of cutting. The film's most spectacular sequence, in which ropes and pulleys are used to lower an entire wagon train over a mountainside and down into a valley, anticipates the Bazinian unities of time and action, capturing the begin­ning, middle and end of an unfolding event in a single, extended shot. The film is also perhaps the first of Walsh's 'map movies', a format he would return to in the 40s and 50s for works like Desperate Journey, Objective, Burma!, and Distant Drums, in which the existential objective is to move a group of men from point x to point y, with all of the attendant dangers in between. In The Big Trail, of course, this movement is nothing less than the settling of the American West, here real­ized with a scale and immediacy that re­mains unique in the cinema. In Jacques Lourcelles' words, Walsh's pioneers are "pushed toward the horizon line by an in­stinctive, telluric force. The obey a law of the same order of those that dictate the tides of the sea, the migration of birds and the movement of the stars". Men­tion should also be made of the film's shy young lead, a Fox prop man named Mari­on Morrison whom Walsh found promising and renamed John Wayne.
(Dave Kehr)

 

Proiezioni:
Sabato 23 giugno 2012
Cinema Arlecchino
14.30
Domenica 24 giugno 2012
Cinema Arlecchino
09.00
L'evento è parte di: Il Cinema Ritrovato 2012
La grande avventura di Raoul Walsh
Lingua originale con sottotitoli Lingua originale con sottotitoli
Dettagli sul luogo:
via delle Lame, 57
Numero posti: 450
Aria condizionata
Accesso disabili
Tel. 051 522285