In sala

Febbraio 2020

L M M G V S D
          1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29  
Bookmark and Share

PYTEL BLECH

(Un sacco di pulci, Cecoslovacchia/1962) R.: Vera Chytilová. D.: 44'

T. int .: A Bag of Fleas. Sog ., Scen .: Věra Chytilová. F .: Jaromír Šofr. M .: Marie Čulíková. Su .: Gustav Houdek, Jan Kindermann, Benjamin Astrug. Int .: Helga Čočková (voce di Eva Gálová). Prod .: Krátký film Praha DCP. D .: 44'. Bn . Versione ceca con sottotitoli inglesi/ Czech version with English subtitles.
Da: La Biennale di Venezia - ASAC


Il restauro digitale è stato realizzato a partire dai negativi camera originali e dalla copia positiva d'epoca presentata alla 24 Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica (1963) e conservata presso l'Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale di Venezia . Il restauro è stato effettuato da L'Immagine Ritrovata di Bologna e Universal Production Partners di Praga nel 2012

T
he digital restoration is based on the original camera negatives an on the 1963 print screened at the 24th Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, preserved at the Archivio Storico delle Arti Contemporanee of La Biennale di Venezia. Restoration works were carried out at L'Immagine Ritrovata of Bologna and Universal Production Partners of Prague in 2012.


"Durante la lavorazione non feci differenza tra documentario e film di finzione, che dal punto di vista dell'avventura sono molto simili. Le convenzioni mi irritavano, volevo giungere a una forma d'espressione autentica", dice Vera Chytilová a proposito del suo secondo mediometraggio, ambientato in un pensionato che ospita le operaie di una fabbrica tessile della Boemia orientale. La giovane regista, alla sua prima prova da professionista, narra le condizioni di vita di un gruppo di ragazze tra i 15 e i 18 anni, mettendo in luce il loro lavoro alla fabbrica e il conflitto con gli educatori e muovendosi al confine tra fiction e linguaggio documentario.
Il film, prodotto dallo Studio di documentazione scientifica e popolare della Krátký film Praha, doveva essere un'indagine sociologica su un gruppo di apprendiste adolescenti. Ma fin dall'inizio la regista si basò su una sceneggiatura: tutto era già organizzato in partenza e probabilmente niente di quello che capitava alle ragazze era realmente successo. Sarebbe però potuto succedere, a loro o ad altre giovani. Le attrici dilettanti aggiunsero una buona dose di improvvisazione ai dialoghi, così che le parole finirono per corrispondere alla loro vita e al loro sistema di valori, riflettendone la 'verità interiore'. La Chytilová non nascose la sua simpatia per la ribellione di una delle ragazze contro il sistema educativo, vedendovi una battaglia per il rispetto e il diritto alla privacy nella struttura collettiva. L'atteggiamento della regista e la tematica controversa suscitarono scalpore e lunghe discussioni, tanto che il film fu ufficialmente approvato quasi un anno dopo.
I critici vi videro la testimonianza di un nuovo stile cinematografico, influenzato dal cinéma vérité. Lo sguardo della Chytilová sulla realtà è rafforzato dalla tecnica di ripresa in soggettiva di Jaromír Šofr: il pensionato ci viene presentato attraverso gli occhi della nuova arrivata Eva, che appare solo alla fine del film e descrive l'ambiente che la circonda con un monologo interiore ricco di elementi gergali. Grazie a Eva conosciamo la storia dell'amica Jana, che si distingue per la sua natura provocatrice e ribelle, una costante dell'opera della Chytilová. Da un soggetto apparentemente banale incentrato sull'ingenuità e la fragilità adolescenziali la regista ha saputo trarre un film sulla contrapposizione tra la vita interiore degli adolescenti e il mondo adulto.

Briana Cechová

 

 

"During the shooting I did not distinguish between documentary and fiction film, they are both adventurous and similar. Any conventional approach irritated me, I wanted to create a work with an authentic statement", Vera Chytilová remembers her second featurette, set in a girls' boarding house of a textile factory in eastern Bohemia. The life of 15 to 18 year-old young women, their routine work in the factory, conflicts between the young workers with their educators, are the themes that the young director used for her first professional film, a deliberation on the edge between fiction and documentary film language. The story of young Eva, as she just enters an entirely female community, was shot as a documentary, a sociological probe into a group of apprentice teenagers, for the Stu- dio of popular science film at Krátký film Praha. But Chytilová had a script from the very beginning. Everything was arranged in advance and it is likely that nothing that the girls did actually happened to them. It was all entirely conceivable however, and might have happened to them or young women elsewhere. Amateur actresses improvised off of the scripted dialogue, so the words corresponded to their own beliefs and experience, their own personal expression and 'inner truth'. Chytilová did not hide her sympathies for one of them who rebelled against the educational system, perceiving it as a struggle for respect, and for the right of privacy in a collective institution. The filmmaker's approach aroused discussion and controversy over the topic itself prolonged the process of receiving official approval for almost a year.
The
critics perceived the film as an example of a new film style, influenced by cinéma vérité. Chytilová's analytical relation to reality was heightened by the subjective camerawork by Jaromír Šofr. We get to know the boarding house environment through the eyes of the heroine, who we only see at the very end of the film. The 'staged' element is present through her voice, an inner monologue in slang commenting on her surroundings. Through Eva's eyes, we do not experience her own story, but her friend Jana's, standing out among the female collective thanks to her provocative nature and her need for revolt, a common theme in Chytilová's work. From a seemingly banal subject on adolescent, helpless and naive youth, the director extracted an authentic image of the battle between imagination of a juve- nile, and an adult world.

Briana Cechová

Proiezioni:
Martedì 2 luglio 2013
Cinema Arlecchino
14.30
L'evento è parte di: Il Cinema Ritrovato 2013
L’emulsione conta: Orwo e Nová vlna (1963-1968)
Lingua originale con sottotitoli Lingua originale con sottotitoli
Dettagli sul luogo:
via delle Lame, 57
Numero posti: 450
Aria condizionata
Accesso disabili
Tel. 051 522285