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THE IRON MASK

(La maschera di ferro, USA/1929) R.: Allan Dwan. D.: 104'. Did. inglesi

Introduce Kevin Brownlow
Musiche composte e dirette da Carl Davis, con sincronizzazione dal vivo a cura di Patrick Stanbury (Photoplay Productions)

T. it.: La maschera di ferro. Sog.: da I tre moschettieri, vent'anni dopo e L'uomo dalla maschera di ferro di Alexandre Dumas padre, e dalle memorie di D'Artagnan, Richelieu, e Rochefort. Scen.: Elton Thomas, Lotta Woods. F.: Henry Sharp. Scgf.: William Cameron Menzies. Int.: Douglas Fairbanks (D'Artagnan), Marguerite de la Motte (Constance), Belle Bennett (Regina Madre), Dorothy Revier (Milady de Winter), Rolfe Sedan (Luigi XIII), William Bakewell (Luigi XIV e il suo gemello), Gordon Thorpe (il giovane principe e il suo gemello), Nigel De Brulier (Cardinale Richelieu), Leon Bary (Athos), Stanley J. Sandford (Porthos), Gino Corrado (Aramis). Prod.: Douglas Fairbanks per The Elton Corporation. Pri. pro.: 9 marzo 1929. 35mm. L.: 2639 m. D.: 104' a 22 f/s. Bn. Didascalie inglesi / English intertitles
Da: Photoplay Productions
Restaurato da / Restored by Photoplay Productions


Questo fu l'ultimo film muto di Douglas Fairbanks, che vi mise l'anima e anche una bella somma di denaro. Il suo Three Musketeers del 1921 era stato bandito in Francia perché i francesi avevano girato una loro versione e ritenevano che quella di Doug contenesse errori storici. Fairbanks decise così di rendere questo film irresistibile per i francesi. Assunse l'illustratore di Dumas, Maurice Leloir, che scrisse poi un'incantevole biografia intitolata Five Months with Douglas Fairbanks. Leloir fu consultato su tutti i dettagli della produzione e diede perfino lezioni di portamento. Laurence Irving, nipote del grande attore inglese Sir Henry Irving, cominciò la sua carriera di scenografo con The Iron Mask e lavorò anche al successivo film di Fairbanks, The Taming of the Shrew. In entrambi i casi ebbe la fortuna di collaborare con William Cameron Menzies, creatore del mondo fiabesco di Il ladro di Bagdad. Allan Dwan era amico di Doug dagli anni Dieci,  quando  entrambi  lavoravano  per D.W. Griffith, e lo diresse in alcuni dei suoi film più belli, A Modern Musketeer, Robin Hood e questo The Iron Mask. "Il teatro stava stretto a Doug", disse Dwan. "Era molto attivo, amava il movimento e lo spazio, si godeva ogni istante della lavorazione di un film". Fairbanks era nato per interpretare D'Artagnan: in A Modern Musketeer (1917), scritto e diretto da Dwan, la madre del protagonista legge I tre moschettieri durante la gravidanza. Voleva che i suoi film fossero una prosecuzione di quello spirito avventuroso che aveva ormai abbandonato il mondo. Si innamorò del cinema perché gli permetteva di raccontare storie con la mimica, l'allusione, l'azione e il movimento. David Gill e io intervistammo Dwan alla fine degli anni Settanta, quando stavamo lavorando alla serie televisiva Hollywood. Ci disse che dopo aver girato il prologo parlato Fairbanks era rimasto scosso perché la sua voce aveva i toni alti che gli attori dell'epoca temevano. Dwan gli disse di non preoccuparsi e chiamò un doppiatore. Ma quando parlammo con il doppiatore, Ed Bernds, lui disse che non era assolutamente vero: la voce era quella di Fairbanks, effettivamente riconoscibile grazie ai suoi film sonori. Be', dicono che ascoltando due testimoni di un incidente stradale si finisce per dubitare della storia. Riuscimmo anche a rintracciare Laurence Irving, nel Kent, e lui ci raccontò che Fairbanks aveva spiccato l'incredibile salto dall'albero alla finestra del convento senza controfigura e senz'altra misura di sicurezza oltre alla siepe d'alloro posta sotto l'albero. Ci riferì anche un episodio che usammo per concludere la nostra serie. Fairbanks stava per girare i prologhi parlati e portò Irving sul set insonorizzato. "Nello studio erano appese pesanti coperte, ma la presenza più minacciosa era il microfono montato su una lunga asta. Douglas si fermò, gli occhi spalancati sul buio della sala, si volse verso di me e disse 'Laurence, il romanticismo del cinema finisce qui' ". Sappiamo che non sarebbe stato così. Ma Fairbanks non aveva alcun entusiasmo per il sonoro, e questo splendido film è un addio all'arte che tanto amava.

 

Kevin Brownlow



This was Fairbanks's last silent film, and he put his heart and soul as well as a great deal of his money into it. His
Three Musketeers of 1921 had been banned from France because the French had made their own version, and they considered Doug's to have historical flaws. So he determined to make this one  irresistible  to the French. He hired the illustrator of Dumas - Maurice Leloir - who wrote a charming memoir called Five Months with Douglas Fairbanks. He was consulted on every detail of production and even gave deportment classes. Laurence Irving, grandson of Sir Henry Irving, the great English actor, also began his film career on The Iron Mask and went on to design the next Fairbanks film, The Taming of The Shrew. He was fortunate on both these films to work alongside William Cameron Menzies, who had conjured up the Arabian Nights world of The Thief of Bagdad. Having known Doug since they both worked for D.W. Griffith in the teens, Allan Dwan became a close friend and directed him in several of his finest pic- tures, A Modern Musketeer, Robin Hood and this one. "The theatre was too small for Doug", said Dwan. "He was active - liked movement and space - so he enjoyed every minute of film-making". Everyone agrees that Fairbanks was born to play D'Artagnan - in Modern Musketeer (1917), which he wrote and directed, Dwan had Doug's mother reading The Three Musketeers during her pregnancy. Fairbanks was a tremendous romantic. He wanted to make films that continued the sense of adventure that he felt had gone from much of the world. He fell in love with the film medium because it enabled him to tell his story in mime, by suggestion, action and movement. When David Gill and I were making the Hollywood series in the late 70s, we interviewed Dwan. He said that when he filmed the talking prologue, Fairbanks had been shaken to hear that first recording of his voice. It had the high pitch that every actor of the time feared. Dwan told him not to worry and brought in a voice double. But then we spoke to the man who had recorded it, Ed Bernds. Absolutely not - Fairbanks did it himself. And the voice is recognisable  from  his  talkies. Well,  they say if you listen to two witnesses to a car crash, you wonder about history. We also tracked Laurence Irving to his home in Kent, and he told us how Doug had done the incredible leap to the convent window without a double and without safety precautions beyond the laurel hedge Irving had positioned beneath the tree. He also told us a story which became the finale to the entire series. Fairbanks was about to film the talking prologues and he took Irving to the newly-built sound stage. "The studio had been hung with heavy blankets, and the most menacing thing was the microphone on a long arm. Douglas paused, looked into this darkness and then he turned to me and said 'Laurence, the romance of motion pictures ends here' ". We know that it didn't. But Fairbanks had no enthusiasm for talkies and this beautiful film is his farewell to the art he loved so much.

 

Kevin Brownlow

Proiezioni:
Giovedì 4 luglio 2013
Cinema Jolly
18.00
L'evento è parte di: Il Cinema Ritrovato 2013
Allan Dwan, nobile primitivo
Accompagnamento Musicale Accompagnamento Musicale
Dettagli sul luogo:
Via Marconi, 14
Numero posti: 362
Aria condizionata
Info: 051224605