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IL SIGNOR MAX

(Italia/1937) R.: Mario Camerini. D.: 86'

Introduce Manuel De Sica

Sog.: Amleto Palermi. Scen.: Mario Camerini, Mario Soldati. F.: Anchise Brizzi. M.: Mario Camerini. Scgf.: Gastone Medin. Mus.: Renzo Rossellini. Su.: Vittorio Trentino. Int.: Vittorio De Sica (Gianni il giornalaio/Max Varaldo), Assia Noris (Lauretta), Rubi Dalma (donna Paola), Caterina Collo (zia Lucia), Umberto Melnati (Riccardo), Mario Casaleggio (zio Pietro), Virgilio Riento (Peppe, il giornalaio), Romolo Costa (comandante Baldi), Desiderio Nobile (il maggiore). Prod.: C.O. Barbieri per Astra Film 35mm.
D.: 86'. Bn. Versione italiana / Italian version
Da: CSC - Cineteca Nazionale per concessione di Ripley's Film


Secondo  l'ampia  e  frizzante  campagna pubblicitaria che lo annuncia e ne prepara il successo, e anche secondo l'antologia critica d'epoca, Il signor Max è un film di Mario Camerini prima che un film con Vittorio De Sica: il quarto d'un sodalizio felice che si è formato nel 1932 sul set di Gli uomini, che mascalzoni, e se il regista è una garanzia di prestigio, l'attore è "scapigliato" e "simpaticissimo", ma talora citato dai recensori in sottordine alla sua partner Assia Noris. D'altra parte Camerini ricordava, nell'intervista di Sergio Grmek Germani, come il soggetto di Amleto Palermi prevedesse che a sdoppiarsi tra onesto mondo piccolo(borghese) e aristocrazia perdigiorno fosse il personaggio femminile; i due sceneggiatori, lo stesso Camerini e Soldati, trovarono però più
interessante usare l'attore che già in Gli uomini... aveva mostrato di saper reggere bene il
doppio gioco interclassista, l'attore di cui "una certa generazione stava memorizzando profondamente il volto, i gesti, le canzoni" (Lorenzo Pellizzari), già familiare in tuta da
meccanico come nel frac della rivista Za-bum. (Poiché un buon tema non si butta via, e il riuso è il cardine del concetto di genere, Soldati recupererà lo sdoppiamento femminile in Dora Nelson e Camerini in Una romantica avventura). Comunque eccolo, il nostro "giornalaio e gentiluomo" (Alberto Farassino), sgusciare senza un lapsus o una perdita di ritmo tra le pieghe di quella che è rimasta, nel tempo, la più bella commedia romantica italiana, non priva del suo tocco screwball. Paragonare la nostra produzione nazionale a quella americana, in questo campo, non è cosa seria; ma se per una e una sola volta si può fare è per questo Signor Max, che valori di produzione e intelligenza registica trasformano in oggetto fuori standard. C'è tutto il glamour scenografico sfumato di déco delle scene del piroscafo, ma c'è soprattutto lo splendore antirealista, nella sua pretesa di realismo, di quell'edicola di Gianni/Max che, ricostruita a Cinecittà, è cuore del film, "cabina di Clark Kent" (ancora Farassino), incubatrice del sogno di riscatto sociale. Poi nelle commedie americane tutto è diverso perché quello slancio di mobilità sociale c'è davvero, e le ereditiere sposano, se non proprio i giornalai, almeno i giornalisti squattrinati; mentre il lieto fine di Gianni prevede il ritorno all'ordine, il matrimonio con la segretaria (però diplomata, d'altra parte anche lui ha fatto il liceo), l'odore di chiuso dell'appartamento degli zii, il ritratto del Duce che controlla dalla parete. Alla sua segreta identità, tuttavia, il giornalaio gentiluomo non rinuncia del tutto, e allora è fin troppo facile tirare in ballo De Sica e la sua leggendaria doppia vita privata, le due famiglie, i due pranzi di
Natale... In fondo, non ci interessa. Preferiamo pensare che quella sua ardita e giovanile
disposizione al mascheramento se la sia tenuta in serbo per il suo miglior ruolo di grandattore, l'impostore Bertone e generale Della Rovere.

Paola Cristalli



According to the substantial and lively publicity campaign leading up to the release of the film and preparing its success, and from what one gathers in the comments by critics of the time,
Il signor Max was seen more as a Mario Camerini film than as a Vittorio De Sica vehicle: anyway the fourth in a long and happy association that began in 1932 on Gli uomini, che mascalzoni, where the director is a guarantee of prestige and the young actor is "extremely charming", but sometimes taking a back seat in the critical reviews to his co-star Assia Noris. On the other hand, Camerini recalled in his interview with Sergio Grmek Germani that although the original screen story written by Amleto Palermi was centered on a double-sided female character, divided between the two worlds - honest working class and wasteful  aristocracy - the  screenwriters, Camerini himself and Soldati, found it more interesting to use the actor who had already in Gli uomini... proven his ability to handle the challenge of switching class identities, an actor who had "an entire generation memorizing his features, his gestures and his songs," (Lorenzo Pellizzari), and already was as well known in his mechanics uniform as in coat-tails from the theatre revue Za-bum. (So as not to let a good idea go to waste, and since reutilization is a cornerstone of any genre, Soldati would use the doubleroled female character in Dora Nelson and Camerini in Una romantica avventura). Be that as it may, our "news vendor and gentleman"  (Alberto  Farassino),  glides through one of the most enduring and wonderful  of  all  Italian  romantic  comedies (with its touch of screwball), without missing a beat or striking a sour note. Generally attempting to compare Italian efforts in this genre to American productions is not a worthy endeavor; but one might dare in the case of Signor Max, whose production values and directorial brilliance  transform it  well  beyond  the norm. The cruiser scenes are lush with art deco glamour, but what's really stunning is the splendid fake-realism in Gianni/ Max's newsstand that, built in Cinecittà, is true heart of the film, "Clark Kent's telephone booth" (again Farassino), an incubator of the dream of social comeuppance. American comedies differ in their showing an actual possibility of upward mobility, and heiresses could marry, if not news vendors, at least low rent journalists; Gianni's happy ending calls for a return to normalcy: marriage to the secretary (granted she has a college degree, on the other hand he did go through high school), the claustrophobic uncle's apartment, and the portrait of the Duce looking at you from the wall. Nonetheless he never completely gives up his secret identity as news vendor/gentleman, and as a result it's a bit facile to trot out De Sica's double personal life, his two families, his two Christmas dinners... but ultimately this is of
little interest. We prefer to consider that he saved his passionate, youthful love of disguise
for his last role as a great actor, the imposter Bertone/General Della Rovere.

Paola Cristalli

Proiezioni:
Sabato 29 giugno 2013
Cinema Jolly
14.30
L'evento è parte di: Il Cinema Ritrovato 2013
Tenerezza e ironia: Vittorio De Sica, attore e regista
Dettagli sul luogo:
Via Marconi, 14
Numero posti: 362
Aria condizionata
Info: 051224605