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EXPERIMENT IN TERROR

(Operazione terrore, USA/1955) R.: Blake Edwards. D.: 123'

T. it.: Operazione terrore. T. alt.: The Grip of Fear. Sog.: dal romanzo Operation Terror di Gordon Gordon e Mildred Gordon. Scen.: Gordon Gordon, Mildred Gordon. F.: Philip Lathrop. M.: Patrick McCormack. Scgf.: Robert Peterson, James M. Crowe. Mus.: Henry Mancini. Su.: Lambert Day, Charles J. Rice. Int.: Glenn Ford (John 'Rip' Ripley), Lee Remick (Kelly Sherwood), Stefanie Powers (Tody Sherwood), Roy Poole (Brad), Ned Glass (Popcorn), Anita Loo (Lisa), Patricia Huston (Nancy Ashton), Gilbert Green (agente speciale), Clifton James (capitano Moreno). Prod.: Blake Edwards per Columbia Pictures, Geoffrey-Kate Productions. Pri. pro.: 13 aprile 1962 DCP. D.: 123'. Bn. Versione inglese / English version
Da: Sony Columbia per concessione di Park Circus
Il negativo camera originale è stato scansionato in 4K presso Cineric, New York. La color correction è stata poi effettuata presso la Colorworks della Sony Pictures. In seguito gli stessi file sono stati oggetto di restauro digitale 4K presso MTI Film di Los Angeles e Chace Audio di Deluxe (per il suono) / The original camera negative was scanned at 4K at Cineric in New York. The 4K files were then moved to Colorworks at Sony Pictures for color correction. The 4K files were moved to MTI Film in Los Angeles for digital image restoration and audio restoration was at Chace Audio by Deluxe



Brillante esempio di un Blake Edwards 'diverso', Experiment in Terror offre anche una descrizione praticamente perfetta del suo talento: è un film fondamentale per comprendere tutti i suoi punti forti, dall'osservazione ironica della banalità di Mister Cory alla sfrenata eccentricità di Hollywood Party passando per il contemporaneo Colazione da Tiffany, apparentemente distante anni luce dal freddo orrore di questo film. Eppure il tema dello sguardo (o del voyeurismo) fa di Experiment in Terror e Colazione da Tiffany una strana coppia. In particolare, la scena dei manichini - lugubre visione che sconfina nell'orrore quando tra i manichini che penzolano dal soffitto viene inquadrato il corpo della ragazza appeso a testa in giù e ridotto a mero oggetto - è una risposta surreale al mondo pittoresco e modaiolo di Tiffany. Experiment in Terror è il primo di due film in bianco e nero tra i migliori di Edwards. Il secondo è I giorni del vino e delle rose, adattamento di uno sceneggiato televisivo diretto da John Frankenheimer negli anni d'oro della TV americana: l'originale e il film sfruttano al meglio le potenzialità dei rispettivi mezzi espressivi. In Experiment in Terror tutto sembra richiedere il bianco e nero: l'ambientazione, la scarna descrizione delle indagini poliziesche, la presenza del sadico resa ancora più agghiacciante dalla sua invisibilità, dal suo ansimare asmatico e dall'orrore che si dipinge sul volto della vittima, Lee Remick. L'assassino ha talvolta ispirato il paragone con M, ovviamente a tutto vantaggio di Fritz Lang (quale film potrebbe mai superare M?), e di certo i punti di contatto non mancano: entrambi i film suggeriscono che il 'mostro', il caso limite, potrebbe costituire non un'eccezione ma piuttosto un terribile paradigma della società a cui appartiene. La piattezza e la normalità dei luoghi assumono qui un significato pregnante: la piscina, i ristoranti, la banca, i taxi, il campo da baseball esprimono l'orrore che invade la quotidianità. Glenn Ford, protagonista di due film di Lang quasi dieci anni prima, dona una straordinaria interpretazione sottotono in perfetta sintonia con la metodica compostezza delle indagini poliziesche. La presenza della polizia e della sua macchina di sorveglianza, quasi invisibile anche se onnipresente, sottende una visione glaciale e oggettiva della macchina sociale, del potere e del sesso (entrambi pervertiti): una macchina sociale  all'interno  di un moderno spazio elettronico che respira all'unisono con l'assassino.


Peter von Bagh


Experiment in Terror is a brilliant example of a 'different' Blake Edwards, and at the same time it almost defines his special talent: it's a key film for understanding everything he did best, from
the ironically observed ordinariness of
Mister Cory to the wild eccentricities of The Party, via his contemporary movie Breakfast at Tiffany's. Nothing would seem further from the coldness of terror, and yet the theme of looking (or voyeurism) makes Experiment in Terror and Breakfast at Tiffany's strange bedfellows, and particularly frightening in scenes when mannequins are dangling from the ceiling - a grim vision that escalates to horror  when  the  artist  herself is hanging upside down from the ceiling, reduced to another object - a surreal reply to the colorful, fashion-conscious world of Tiffany's. The suburban Experiment in Terror is the first of two black and white movies that rate among Edwards' best. It was followed by Days of Wine and Roses, adapted from a TV play - directed by John Frankenheimer - from the 'golden age' of American television; the original and the film are a fine example of what the two mediums can achieve at their best. Indeed, everything here needed black and white: the milieu, the naked view of the police procedural, the horror of a sadist whose presence is most tangible through his invisibility and his asthmatic breathing. (Always larger than life, the horror he evokes is visible on the face of his victim, Lee Remick.) The murderer and blackmailer has some- times been compared with M, obviously to the advantage of Fritz Lang (what film on earth could surpass M?), and surely there are remarkable connections, especially in the way both films convey the sense that maybe after all the marginal, or 'monster', might be not an exception but rather in some terrible way a paradigm of his society. Here plain ordinariness becomes poignant: the geography of a suburb with a swimming pool, restaurants, a bank, taxis, a baseball field, all of it little by little conveying signs of horror in everyday life. In passing it is interesting to notice that Glenn Ford, the star of two Lang films almost a decade earlier, gives an admirable, almost anonymous interpretation fully in tune with the subtle, subdued methods the police use and the professional side of the investigations. The presence of the police force and its machine of surveillance, in many ways almost unseen and yet everywhere, builds into an ice cold, objective view of the social machine, of power and sexuality, both perverted - a social machine inside a modern electronic space, breathing to the rhythm of the murderer.


Peter von Bagh

Proiezioni:
Venerdì 5 luglio 2013
Cinema Arlecchino
16.00
Sabato 6 luglio 2013
Cinema Arlecchino
09.00
L'evento è parte di: Il Cinema Ritrovato 2013
Ritrovati & Restaurati
Lingua originale con sottotitoli Lingua originale con sottotitoli
Dettagli sul luogo:
via delle Lame, 57
Numero posti: 450
Aria condizionata
Accesso disabili
Tel. 051 522285