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THE SWIMMER

(Un uomo a nudo, USA/1968) R.: Frank Perry. D.: 95'

T. it.: Un uomo a nudo. Sog.: dal racconto omonimo di John Cheever. Scen.: Eleanor Perry. F.: David L. Quaid. M.: Sidney Katz, Carl Lerner, Pat Somerset. Scgf.: Peter Dohanos. Mus.: Marvin Hamlisch. Su.: Jack Fitzstephens, Willard Goodman. Int.: Burt Lancaster (Ned Merrill), Janet Landgard (Julie Ann Hooper), Janice Rule (Shirley Abbott), Tony Bickley (Donald Westerhazy), Marge Champion (Peggy Forsburgh), Nancy Cushman (Mrs. Halloran), Bill Fiore (Howie Hunsacker), John Garfield Jr. (Ticket Seller), Kim Hunter (Betty Graham). Prod.: Roger Lewis, Frank Perry per Columbia Pictures, Horizon Pictures, Dover Productions. Pri. pro.: 15 maggio 1968 DCP. D.: 95'. Col. Versione inglese / English version
Da: Sony Columbia per concessione di Park Circus
Restaurato da / Restored by Sony Columbia. Dopo il lavoro di conservazione presso Cineric di New York, è stato scansionato in 4K un nuovo interpositivo. Il restauro digitale è stato effettuato a Los Angeles e presso Chace Audio di Deluxe (per il suono). Il nuovo DCP è stato creato presso la Colorworks di Sony Pictures / Following preservation work done at Cineric in New York, a new interpositive was scanned at 4K. This was followed by digital image restoration in Los Angeles and audio restoration at Chace Audio by Deluxe. The new DCP was created at Colorworks at Sony Pictures


"Era una di quelle domeniche di mezza estate in cui tutti se ne stanno seduti a ripetere: 'Ho bevuto troppo ieri sera'". Sono tanti i personaggi della narrativa americana che approdano al racconto della propria vita smaltendo i postumi d'una sbornia - in Fitzgerald come in Jay McInerney, tra i pendolari dal vestito grigio di Wilson Sloan e nelle infelicità coniugali di John Updike e di Raymond Carver. Questo incipit del racconto di John Cheever è dunque pieno di echi familiari, e ha una limpidezza così carica di presagio che servì naturalmente a stabilire il tono del film che ne fu ricavato nel 1966, con parecchi ripensamenti, due registi coinvolti, sequenze rigirate e un lungo stallo prima della distribuzione e del sonoro insuccesso (cui il tempo, però, avrebbe posto riparo). Il Ned Merrill di Burt Lancaster ha certamente bevuto troppo in molte serate della sua vita, ma quella che ora affronta è "un'ubriacatura morale", come notava il recensore di "Variety"; è un uomo in calzoncini da bagno che si ritrova chissà come nella piscina di certi amici, che appena tira fuori la testa dall'acqua viene accolto da un bicchiere di gin ghiacciato, e lì, gocciolante e troppo euforico, è preso dall'ispirazione di risalire fino a casa sua attraversando a nuoto le altre piscine della contea, tutte proprietà di suoi simili, la comunità ricca e ipocrita che ha colonizzato quell'angolo di Connecticut. Il  nastro  liquido  fatto  d'acqua e cloro ma anche di vari altri martini, di champagne, persino di limonata, si dissemina di ombre cupe, gli amici sembrano meno simili e meno amici, le foglie sugli alberi meno verdi, comincia a fare freddo, la piscina dei Gilmartin è già stata svuotata. Qualcuno allude a qualcosa che è successo nella vita di Ned, di cui lui non reca memoria, o la memoria è stata sepolta sotto un vitalismo sospetto, una giovinezza solo apparente, la vanità sessuale, una psicotica deriva della capacità di illudersi. Mentre il cielo si carica di pioggia, il mito del ritorno a casa illividisce
nell'incubo. Le piscine, d'altra parte, sono spazi votati all'allegoria (Palombella rossa). Una sequenza traccia una soglia. Ai bordi dell'ultima piscina, il protagonista incontra una donna che è stata sua amante, in un tempo che lui non sa più precisare. La sequenza, che il regista Frank Perry aveva girato con Barbara Loden, venne poi riaffidata da Sam Spiegel a Sydney Pollack. Qualcosa cambia nel ritmo visivo. Spazzati via quei "glamour mechanisms" che irritavano Manny Farber (i ralenti, le sfocature), è come se il film subisse un'improvvisa densificazione. Capiamo che tra quest'uomo e questa donna è davvero successo qualcosa, che magari malamente si sono amati, che l'irresolutezza di lui li ha divisi, che forse qui risiede il nodo da cui ebbe inizio la caduta. La verità sentimentale, molto pollackiana, di questo personaggio femminile espone a luce cruda la natura meccanica degli altri: i Westerhazy, gli Halloran, i Binswanger, figure fisse sui loro prati rasati, sull'orlo delle loro piscine, forse non erano nemmeno esseri viventi quanto strani replicanti, sinistre comparse chiamate a porgere la battuta in questa tragedia americana e suburbana... "The Swimmer è basato su un racconto di John Cheever pubblicato dal 'New Yorker', il tipo di racconto allegorico che il 'New Yorker' predilige. Il nuotatore di Cheever è un eroe tragico mascherato da residente dei sobborghi upper-class. Ci sono molti eroi tragici nascosti nei sobborghi, immagino perché tanti di loro sono abbonati al 'New Yorker'. In fondo, sei quel che leggi. Questo film è la sofisticata rilettura della più antica forma letteraria: il racconto epico. Un eroe parte per un viaggio. Lungo la strada ha numerosi incontri, durante i quali apprende la natura tragica della vita. Il viaggio del nuotatore è stato fatto, in altri tempi e in altre terre, da Ulisse, Don Chisciotte, Huckleberry Finn e Augie March. E Burt Lancaster è superbo nella sua più grande performance" (Roger Ebert, 1942-2013, che ci manca molto).

Paola Cristalli



"It was one of those midsummer Sundays when everyone sits around saying 'I drank too much last night'". There are many characters in American fiction who tell their life stories working through the after effects of a binge - in Fitzgerald and in Jay McInerney, in the commuters with grey flannel suits of Wilson Sloan and in the conjugal unhappiness of John Updike and Raymond Carver.
These opening words from John Cheever's story, are therefore full of familiar resonance, and have a clarity so charged with foreboding that it was naturally used to establish the tone of the film produced in 1966, with several changes, two directors, sequences filmed again, a long wait before distribution, upon which it flopped (over time it would gather support). Ned Merrill, played by Burt Lancaster, has definitely been drinking too much at the many parties he goes to, but what he is facing now is "a moral hangover", as the reviewer from "Variety" noted. He is a man in swimming trunks, who finds himself at a friend's swimming pool, who as soon as he emerges from the water is greeted by a glass of gin and ice, and there, dripping wet and over euphoric, he gets the inspiration to go back home passing by, and swimming through, all his friends' swimming pools in the county, a rich and hypocritical community which has colonized that part of Connecticut. The liquid track made of water, chlorine but also more Martini, champagne, even lemonade, is scattered with gloomy shadows: friends look less and less familiar, the leaves on the trees seem less and less green, it begins to get cold and Gilmartins' swimming pool has already been emptied. Someone suggests what might have happened in Ned's life, which he cannot recall, or his memory has been buried under a suspicious vitalism, an only apparent youth, his sexual vanity or a psychosis that comes from his ability to delude himself. While the sky fills with clouds, the idea of coming back home turns cold in the nightmare. Swimming pools are spaces devoted to allegory (Nanni Moretti's
Palombella rossa...). A sequence marks the threshold. At the edges of the last swimming pool, the main character meets a woman with whom he had previously had an affair, at a time which he cannot remember well. The sequence, which the director Frank Perry had filmed with Barbera Loden, is later entrusted to Sydney Pollack by Sam Spiegel. Something changes in the visual rhythm. Those "glamour mechanisms" that irritated Manny Farber (the slow motions, the blurring) are gone; it is as if the film undergoes a  sudden  densification.  We  understand that something has happened between this man and woman, maybe a bitter love story, that his insecurity has divided them, that perhaps this is where his undoing began. The emotional truth in this female character, very much in Pollack's style, shines a stark light on the mechanical nature of the others: the Westerhazys, the Hallorans, the Binswangers, who stand permanently on their mowed lawns, at the edges of their swimming pools, almost not even living beings and more strange replicants, sinister extras who have been called in to magnify the joke in this American suburban tragedy. "The Swimmer is based on a John Cheever story from the 'New Yorker', and it's the sort of allegory the 'New Yorker' favors. Cheever's swimmer is a tragic hero disguised as an upper-class suburbanite. There are a lot of tragic heroes hidden in suburbia, I guess, perhaps because so many of them subscribe to the 'New Yorker'. You are what you read. What we really have here, then, is a sophisticated retelling of the oldest literary form of all: the epic. A hero sets off on a journey. He has many strange adventures along the way, during which he learns the tragic nature of life. At last he arrives at his goal, older and wiser and with many a tale to tell. The journey Cheever's swimmer makes has been made before in other times and lands by Ulysses, Don Quixote, Huckleberry Finn and Augie March. And Burt Lancaster is superb in his finest performance" (Roger Ebert, 1942-2013, we miss him a lot).

Paola Cristalli

Proiezioni:
Lunedì 1 luglio 2013
Cinema Arlecchino
09.00
L'evento è parte di: Il Cinema Ritrovato 2013
Lingua originale con sottotitoli Lingua originale con sottotitoli
Dettagli sul luogo:
via delle Lame, 57
Numero posti: 450
Aria condizionata
Accesso disabili
Tel. 051 522285