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Gennaio 2020

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TEODORA, IMPERATRICE DI BISANZIO

(Theodora, slaves emperess, Italia/Francia, 1953) R.: Riccardo Freda. D.: 91'. V. italiana

 

T. int.: Theodora, Slave Empress Scen.: André-Paul Antoine, Riccardo Freda. F.: Rodolfo Lombardi. M.: Mario Serandrei. Scgf.: Antonio Valente, Filiberto Sbardella. Mus.: Renzo Rossellini. Int.: Gianna Maria canale (Teodora), George Marchal (Giustiniano), Irene Papas (Saidia), Renato Baldini (Arcas), Carletto Sposito (Scorpios), Nerio Bernardi (Belisario), Alessandro Fersen (il metropolita). Prod.: Lux Film, Lux Compagnie Cinématographique de France. 35mm. D.: 91'. Col. Versione italiana / Italian version. Da: CSC - Cineteca Nazionale


In questo affascinante peplum-mélo girato tra Ravenna, i teatri di posa romani e le architetture dell'Eur, Freda mette in scena un personaggio femminile seducente e forte, e (a meno di un anno dal primo lungometraggio a colori italiano) sperimenta per primo in Europa una nuova pellicola in Technicolor prodotta dalla Eastman Kodak, che dà al film un aspetto assai diverso dal coevo cinema a colori italiano.
Terzo e ultimo film di Freda per la Lux, che gli concesse un'ampia libertà di movimento, è anche la sua prima opera a colori e uno dei suoi più grossi budget. Sperimentando con un negativo Eastman Kodak un nuovo procedimento la cui stampa poteva essere effettuata solo a New York, Freda riceveva i giornalieri venti giorni dopo le riprese. Sorprende tanto più la qualità del risultato, per varietà, contrasto e intensità. Sebbene non sia un 'peplum' in senso stretto, dati luogo e tempo dell'azione, Teodora - dopo Fabiola (Alessandro Blasetti, 1949), Gli ultimi giorni di Pompei (Marcel L'Herbier, 1950), Messalina (Carmine Gallone, 1951) e soprattutto Spartaco (1953) dello stesso Freda - può essere considerato una tappa importante verso il rinnovamento (1959-65) di un genere alquanto trascurato - a parte il colossale Scipione l'Africano - dagli inizi del sonoro. All'interno della carriera di Freda, si tratta di un film sereno ed equilibrato. L'interpretazione colpisce per la sua grande uniformità, la sceneggiatura per la scrittura abile e sovrana. Particolarmente notevoli risultano l'equilibrio tra scene di dialogo e scene spettacolari e, all'interno di tale dualismo, un altro dualismo, mirabilmente sfruttato, tra luce e ombra (vedi, nella serie di scene spettacolari, il contrasto tra la luminosità della corsa di bighe e la cupa ferocia dei combattimenti nei sotterranei). Allo stesso tempo, è uno dei rari film ottimisti di Freda. L'unione di sensualità e tenerezza nella coppia Giustiniano-Teodora trova il suo equivalente, sul piano politico, in una sintesi felice tra severità patrizia e liberalismo d'ispirazione popolare. Vengono così stabilite continue corrispondenze (nel senso baudelairiano del termine) tra la vita privata dei due personaggi e il loro destino pubblico. Esse conferiscono una sfumatura sorprendentemente positiva alla fantasticheria politica di un autore solitamente più cinico e più amaro. Restano mirabili, in varie sequenze, le inquadrature nonché la loro successione e il loro ritmo virtuosistici, che fanno di Freda uno dei grandi esteti della storia del cinema. Esempio: la scena in cui Teodora, braccata dal mostro cieco, cerca di spezzare la linea di guardie che ostacola la sua fuga.

Jacques Lourcelles, Dictionnaire du cinéma. Les films, Robert Laffont, Paris 1992


In this fascinating sword-and-sandal melodrama set in Ravenna, at studios in Rome and the EUR complex, Freda brings to the screen a seductive and strong female character and, less than a year after the first Italian feature film in color, is the first in Europe to experiment with a new Technicolor film stock produced by Eastman Kodak, which gave the movie a very different look from other contemporary Italian color films.
It was Freda's third and final film for Lux, which allowed him some room to manoeuver. It was also his first color film and one of his largest budgets. Experimenting with an Eastman Kodak negative that had to go to New York to be printed, Freda received the rushes twenty days later. The quality of the result is nevertheless surprising, as is the variety, contrast and intensity. Although it was not strictly speaking a 'sword-andsandal' film, given the place and time of the action,
Theodora - which came after Fabiola (Alessandro Blasetti, 1949), The Last Days of Pompeii (Marcel L'Herbier, 1950), Messalina (Carmine Gallone, 1951) and especially Spartaco (1953) also by Freda - can be considered an important step towards the renewal (195965) of a genre quite neglected since the beginnings of the sound era (apart from the colossal Scipio Africanus: The Defeat of Hannibal). Compared to Freda's other films, it is calm and balanced. The acting is striking in its regularity and the script in its capable writing. The balanced dialogue and dramatic scenes are particularly remarkable, another dualism, commendably exploited, between light and shadows (see the contrast, in the series of spectacular scenes, between the luminosity of the racing chariots and the dark ferocity of the underground fighting). At the same time, it is one of Freda's few optimistic films. The union of sensuality and tenderness between Justinian and Theodora is mirrored, at a political level, in the happy marriage between aristocratic severity and popularly inspired liberalism. And so a continual correspondence (in Baudelaire's sense of the word) is established between the private life of the two characters and their public destiny. It gives a surprisingly positive hint about the political daydreaming of a director who is usually more cynical and bitter. The framing, the sequences and their virtuoso rhythm remain admirable; they make Freda one of the great aesthetes in the history of cinema. For instance: the scene where Theodora, hunted by the blind monster, tries to break the line of guards preventing her from escaping.

Jacques Lourcelles, Dictionnaire du cinéma. Les films, Robert Laffont, Paris

 

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I MOSAICI A RAVENNA

(Italia/1954) R.: Riccardo Freda. D.: 10'. V. italiana F.: Rodolfo Lombardi. M.: Riccardo Freda. 35mm. D.: 10'. Col. Versione italiana / Italian version. Da: CSC - Cineteca Nazionale

Contemporaneamente a Teodora, ho girato il mio documentario sui mosaici bizantini di Ravenna, e ho potuto ammirare le rappresentazioni di Teodora e di Giustiniano. [...] A parte il mio interesse personale, è un complemento di lavoro, una maniera di capire Bisanzio. Ho sempre amato gli affreschi, le grandi tele e i mosaici. [...] L'ho già detto, il regista è schiavo di un forma-to e degli obiettivi, il pittore al contrario è libero. Abel Gance aveva cercato di liberarsi del formato, e capisco le sue ricerche. L'ideale secondo me sarebbe di cambiare formato, focale e schermo a seconda delle inquadrature. Uno schermo verticale, ad esempio, per filmare una torre, e uno schermo orizzontale per un banchetto.

Riccardo Freda in Eric Poindron, Riccardo Freda, un pirate à la caméra. Entretiens, Institut Lumière - Actes Sud, Arles 1994

La regia del documentario è firmata da Giuseppe Fatigati, direttore di produzione di Teodora.

 

While making Teodora, I also filmed my documentary on the Byzantine mosaics of Ravenna, which gave me the opportunity to admire the depictions of Theodora and Justinian. [...] Aside from my personal interest, it was a complementary work, a way of understanding Byzantium. I have always loved frescoes, great paintings and mosaics. [...] I've said it time and again, a director is a slave to a film format and the lens; a painter, on the other hand, is free. Abel Gance tried to free himself from format, and I understand his endeavors. What I think would be ideal is to change format, focal length and screen according to the shot. A vertical screen, for example, for filming a tower, and a horizontal one for a banquet.

Riccardo Freda in Eric Poindron, Riccardo Freda, un pirate à la caméra. Entretiens, Institut Lumière - Actes Sud, Arles 1994

Giuseppe Fatigati, the production manager of Teodora, appears as the director of the documentary.

Proiezioni:
Lunedì 30 giugno 2014
Cinema Jolly
10.45
L'evento è parte di: Il Cinema Ritrovato
Riccardo Freda: un maestro del cinema popolare
Dettagli sul luogo:
Via Marconi, 14
Numero posti: 362
Aria condizionata
Info: 051224605