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SAMSON

(Polonia/1961) R.: Andrzej Wajda. D.: 117'. V. polacca

 

[Sansone] Sog.: Kazimierz Brandys. Scen.: Kazimierz Brandys, Andrzej Wajda. F.: Jerzy Wójcik. M.: Janina Niedźwiecka. Scgf.: Leszek Wajda. Mus.: Tadeusz Baird. Int.: Serge Merlin (Jakub Gold), Alina Janowska (Lucyna), Elżbieta Kępińska (Kazia), Jan Ciecierski (Józef Malina), Tadeusz Bartosik (Pankrat), Władyslaw Kowalski (Fialka), Irena Netto (la madre di Jakub). Prod.: Zespół Filmowy Droga, Studio Filmowe Kadr. 35mm. D.: 117'. Bn. Versione polacca con sottotitoli inglesi / Polish version with English subtitles Da: Filmoteka Narodowa per concessione di Studio Filmowe Kadr

 

Capitolo essenziale nell'indagine di Andrzej Wajda sui miti degli eroi e dell'eroismo, Samson è uno dei suoi capolavori meno noti. Liquidato all'epoca come "storicamente non convincente", il film segue le vicende di un giovane ebreo, dal tumultuoso clima universitario degli anni Trenta ai ghetti della Seconda guerra mondiale. Il film mette in luce il fatto che l'antisemitismo non fu portato in Polonia dai nazisti ma traeva origine dalle preesistenti condizioni sociali del paese. Nel complesso - come osservò Bolesław Michałek - Samson è il primo film di Wajda in cui vengono specificate le cause delle dinamiche storiche e non ci si accontenta di lasciare che i personaggi vengano soffocati dalle inevitabili e disastrose conseguenze della guerra e della persecuzione. Ma soprattutto Samson è un film di guerra esistenzialista, interiorizzato. Il protagonista è predestinato a morire, come i personaggi di I dannati di Varsavia e Cenere e diamanti, ma non è questa la sua vera tragedia. La sua vera tragedia è che sembra stranamente slegato dalle lotte e dalla sofferenza del suo popolo. Diversamente da altri registi che hanno trattato il tema dell'Olocausto, Wajda non trasforma automaticamente il suo protagonista in un eroe solo perché fugge e si nasconde dai suoi persecutori. Lo rende invece consapevole del fatto che in condizioni di estrema oppressione non basta sopravvivere passivamente per giustificare la propria esistenza. Il protagonista è interpretato in modo memorabile da un attore francese alla sua prima apparizione sullo schermo, Serge Merlin, la cui fisionomia sfida lo stereotipo dell'ebreo. La sensuale fotografia di Jerzy Wójcik (Cenere e diamanti, Eroica, Madre Giovanna degli angeli, Il faraone) è fondamentale per l'intensa atmosfera del film. Le immagini di Samson che restano maggiormente impresse sono distanti dalle visioni effettistiche del ghetto create da Agnieszka Holland o Roman Polanski: a colpire qui è la neve che cade silenziosa sulle rovine, è la solitudine cosmica di un uomo nei chiaroscuri di una lotta che non sembra nemmeno la sua.

Petteri Kalliomäki

 

A quintessential chapter in Wajda's studies of the myths of heroes and heroism, Samson is one of his least known masterpieces. Dismissed at the time of its release as "historically unconvincing" among other things, Samson follows the path of a young Jewish man from the riotous universities of the 30s to the pressures of WWII ghettos. The film points out the fact that anti-Semitism wasn't exported to Poland by the Nazis but was already a product of the pre-war society itself. All in all - as Bolesław Michałek has pointed out - Samson is the first of Wajda's films where the causes of historical developments are specified, rather than just letting the characters suffocate inside the unavoidable and disastrous consequences of the war and persecution. But first and foremost Samson is an existentialist, internalized war movie. The protagonist is pre-destined to die - like the characters in Kanał and Ashes and Diamonds - but this is not his real tragedy. His real tragedy is that he seems to be strangely disconnected from the true battle and suffering of his people. He escapes and hides from his persecutors, but unlike many contemporary films about the Holocaust, Wajda doesn't make him automatically a hero just because of these passive actions. Instead he lets his main character face the facts little by little that under ultimate oppression surviving through passiveness is not enough to justify one's existence as a human being. The main character is memorably played by a French actor, Serge Merlin, in his first screen role, whose personal features defy any Jewish stereotypes. Jerzy Wójcik's (Ashes and Diamonds, Eroica, Mother Joan of the Angels, Faraon) sensual cinematography has a lot to do with the strong atmosphere of the final film. The pictures that are left in your mind from Samson are not the nearly exploitative images of the gore of the ghetto as presented in Polański's or Holland's contemporary accounts. Instead you remember silent pictures of snow falling down on ruins and the cosmic feeling of one man's loneliness in the shadows of a fight that doesn't even seem to be his own.

Petteri Kalliomäki


Precede
SYN

(Polonia/1970) R.: Ryszard Czekała. D.: 10'. V. polacca

[Figlio] T. int.: Son. Scen.: Ryszard Czekała. F.: Jan Tkaczyk. Prod.: SMF/SFA.. 35mm. D.: 10'. Bn. Da: Filmoteka Narodowa

 

Un aratro che incide monotono solchi nella terra nera, la mungitura delle vacche: tanto basta a descrivere le fatiche e la semplicità della vita rurale. Due anziani contadini ricevono la visita del figlio che vive ormai in città. Ci viene mostrata la rozza, semplice fisionomia dei personaggi, e i primi piani mettono a fuoco nei dettagli la 'topografia' quasi astratta delle loro mani callose. Czekała, la cui scelta dei soggetti risultava spesso spiazzante, sapeva creare tensione tra la brutalità della forma e la dolcezza del messaggio. Ne è un ulteriore esempio il premiato film d'animazione Apel, sull'appello in un campo di concentramento. Entrambi i film rivelano una padronanza magistrale della tecnica cut-out. Le forme grezze in bianco e nero sono sottoposte all'effetto incrociato della trama della carta e di un sottile strato di inchiostro. Privi di musica e dialoghi ma ricchi di suoni della natura, i film di Czekała esplorano un ampio spettro di emozioni. I suoi personaggi appaiono vivi e reali, come in un documentario. Non sorprende dunque che Czekała si sia in seguito dedicato al film di finzione, che gli ha permesso di approfondire il suo interesse per il cinema d'impegno sociale.

Elżbieta Wysocka

 

The monotonous ploughing of fields ripping furrows of black earth as cows are being milked depicts the rigours and simplicity of rural life. Ageing parents are visited by a son who has made a life for himself in the city. We are shown the simplistic, coarse physiognomy of the characters and close ups provide details of the almost abstract 'topography' of their calloused hands. Czekała often caused surprise by his choice of theme, he created tension in the brutality of the form and the gentleness of the message. A similar example of his work is the award-winning animated film Apel which illustrates a roll call in a concentration camp. Both films are masterful examples of using cutouts. The raw black and white forms are operated by the visible texture of paper and the effects of a subtle laver of ink. Deprived of music or dialogue but rich with natural sounds, Czekała's films still touch on a spectrum of emotions. His characters appear alive and real as if appearing in a documentary. Unsurprisingly, Czekała later turned his interest to feature film so as to further explore his interest in socially orientated cinema.

Elżbieta Wysocka

Proiezioni:
Lunedì 30 giugno 2014
Cinema Arlecchino
10.45
L'evento è parte di: Il Cinema Ritrovato
La nouvelle vague polacca e il CinemaScope
Lingua originale con sottotitoli Lingua originale con sottotitoli
Dettagli sul luogo:
via delle Lame, 57
Numero posti: 450
Aria condizionata
Accesso disabili
Tel. 051 522285