Mercoledž 25 febbraio: i commenti degli autori

Sono stati sei i documentari ad aprire la XXI edizione del festival Visioni Italiane, in concorso per le due categorie 'Visioni Doc' e 'Visioni Italiane'.

In sala alcuni degli autori hanno incontrato il pubblico per presentare le loro opere: la prima sezione ha visto come partecipanti la coppia di registi Morgan Menegazzo e Mariachiara Pernisa, autori di Merci de me répondre, e Marco Antonecchia, autore di Igor, accompagnato dal montatore Matteo Di Simone.
Menegazzo e Pernisa spiegano come il titolo francese alluda “all'innesco della storia, che proviene direttamente dalla Francia. 'Merci de me répondre' non significa altro che 'grazie di rispondere', ed è una frase che si scrive in genere alla fine delle lettere. Il nostro lavoro non si concentra sulla singola persona che risponde ad una lettera, ma piuttosto a tutte quelle persone che incontriamo nel nostro percorso. Questo perché riteniamo che al giorno d'oggi sia diventato sempre più complicato dare la parola a qualcuno e ricevere da questa persona una risposta, un riscontro”.
Il secondo cortometraggio, Igor, è invece un “piccolissimo documentario – spiega il regista Antonecchia–, uno spaccato reale di una vita semplice: quella di un uomo che è entrato in Italia illegalmente dall'Ucraina e qui si è creato una nuova vita, costruendo una famiglia. Con tutte le difficoltà che questo comporta”.

La seconda sezione, 'Visioni Italiane', rappresenta il cuore pulsante dell'intero concorso, e in questa prima giornata ha dato voce a quattro cortometraggi: Ahlem (Sogni) di Alessandra Pescetta, Buon San Valentino di Cristian Anania, Deus in machina di Nicola Piovesan e Mathieu di Massimiliano Camaiti. Ad incontrare il pubblico erano presenti gli autori di Ahlem e Deus in machina; il primo corto, girato in Sicilia, racconta la storia di “due ragazze immigrate, entrambe in Italia da diversi anni, che stanno cercando l'integrazione e che quindi parlano dei loro sogni, di quello che vorrebbero trovare qui”. Il secondo corto è stato invece girato in Estonia, descritto dall'autore stesso come un progetto “abbastanza folle e visionario”. Protagonisti nel film, e seduti tra il pubblico, vi erano anche Daniele Ferretti e il bolognese Orfeo Orlando.