Venerdž 27 febbraio: i commenti degli autori

Nel corso della terza giornata di Visioni Italiane, ormai volta al termine, sono stati accolti dal festival ben dieci tra cortometraggi, mediometraggi e documentari.

Alla Lezione di cinema di Friederick Wiseman è seguito il primo ciclo di opere in concorso per la sezione 'Visioni Italiane': Imperium Vacui, La Baracca, How I didn't become a Piano Player, Fame, Il Serpente, Io non ti conosco. A presentare i loro lavori vi erano i registi di Imperium Vacui, Linda Kelvink e Massimo Ottoni, Federico Di Corato accompagnato dalla produttrice del suo mediometraggio La Baracca e il regista napoletano Nicola Prosatore affiancato da Antonia Truppo, protagonista del corto Il Serpente. Linda Kelvink e Massimo Ottoni hanno spiegato come questo progetto fosse nato parecchi anni prima del loro diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia di Torino, al termine del quale hanno presentato Imperium Vacui come saggio di diploma per il Corso di Animazione. “La particolarità è data proprio dalla tecnica, il che potrà sembrare strano a chi fa cinema. Abbiamo realizzato tutto in due, dalle scenografie ai costumi”. Anche La Baracca è un lavoro di tesi: Nicola Prosatore, diplomato all'Accademia delle Belle Arti, proprio durante il percorso di studi ha avuto l'idea di “lavorare su formati che di solito appartengono al così detto 'cinema amatoriale'. Abbiamo deciso di ragionare sull'estetica di questo tipo di cinema riportandone i noti elementi stilistici all'interno di un lavoro di finzione”. Il regista ha lavorato con attori bambini, dell'età compresa tra i 9 e i 12 anni, motivo per cui la ripresa di alcune scene è stata “molto difficile da gestire”. Su altro fronte si pone invece Il Serpente, un “thiller purissimo”, così come lo descrive il regista. Scherzando su alcuni episodi avvenuti durante le riprese, Antonia Truppo ha raccontato come questi siano stati propulsori di quella tensione che lo spettatore percepisce durante il dispiegarsi dell'intreccio.

La serata è proseguita con la proiezione del cortometraggio di Vito Palmieri, L'Ultimo proiezionista, il quale ha introdotto il suo lavoro in compagnia del protagonista Paolo Romagnoli: “Dopo 45 anni a fare l'operatore cinematografico, passare al digitale per me è stato un leggero problema. Comunque i risultati ci sono e il nostro piccolo cinema parrocchiale ha riguadagnato un po' di spettatori”. Il cortometraggio fa parte della programmazione della sezione 'Fare cinema a Bologna e in Emilia-Romagn'.

Per l'ultima sezione, 'Visioni Doc', hanno concorso: Quello che resta, The Show mas go on e Moussa Diary. Il primo dei tre è ambientato nei Balcani, nello specifico nella città di Mostar, per la quale la troupe “è andata in giro, raccogliendo quelle emozioni e quei sentimenti rimasti alla fine di un conflitto che ha dilaniato l'Europa dell'Est”. A queste parole, il regista Antonio Martino ha aggiunto un invito personale, quello di “guardare il film nell'ottica di ciò che sta succedendo oggi in Ucraina, perché paradossalmente sta accadendo la stessa cosa. Sotto gli occhi di tutti”. A presentare The Show mas go on è stata invece una delle attrici, Sandra Ceccarelli, protagonista assieme a Maya Sansa del riassunto di un episodio tratto da Ai confini della realtà (Twilight Zone). È stato come girare “un film in costume”: la regista infatti nasce come videoartista e questo suo lavoro si può riassumere come un suo “esperimento per avvicinarsi al cinema”.